Stromboli, l’isola che respira

Un’accorta gestione del territorio e delle sue acque sono il segreto di un’isola che mantiene intatto il fascino di un tempo.

“Stromboli, terra di Dio”, è un omaggio di Roberto Rossellini alla terra, al mare ed al vulcano che respira. Sull’isola, che è parte dell’arcipelago delle Eolie, è sempre presente una nuvola, anche nelle frequenti giornate di cielo limpidissimo. E’ il respiro del vulcano, segno della sua vitalità e del dominio che esercita, incontrastato sulla terra e sul mare che si distendono alle sue pendici. Lo Stromboli è croce e delizia, dona fertilità alla terra e porta turismo, ma anche distruzione e panico quando il respiro da assonnato diventa imperioso. La “sciara di fuoco”, ossia il versante dell’isola ove la lava si fa strada, scorre incandescente bruciando tutto, prosegue sott’acqua ove sembra ingaggiare una lotta furiosa con l’altra forza della natura, il mare. La gente del luogo racconta di fumi, acque ribollenti, scenari di grande potenza, quasi infernali. Ovviamente la possibilità di salire sullo Stromboli non manca: si organizzano salite notturne, abbastanza impegnative, ma sicuramente di grande fascino, anche per il fantastico panorama che al crepuscolo si gode dall’alto. Di sera le barche, colme di turisti, ondeggiano, di fronte alla sciara, in attesa che sua maestà lo Stromboli emetta un gemito, lanci nell’aria un lapillo rosso che ruzzoli lungo la montagna e finisca in mare. Non sempre il vulcano respira in maniera decisa, ma lasciarsi cullare dalle acque che circondano l’isola è sempre e comunque un piacere.

Le possibili immersioni sono parecchie, di diversa difficoltà e caratteristica, ma l’impronta è quella classica della parete che prosegue sotto il pelo dell’acqua, quasi verticale, o la secca.
La sciara del fuoco a parere di molti è l’immersione simbolo di Stromboli, perché più di ogni altra rappresenta il contrasto ed il connubio tra terra e mare: il suo pianoro di lava basaltica prosegue per molti metri per poi sprofondare verso quote abissali. Quando l’attività vulcanica è in fase di stanca il mare si riappropria di ciò che è suo, e la lava in poco tempo viene “colonizzata” da alghe, (particolarmente abbondanti la Jania rubens e le appartenenti al genere cistoseira) e da organismi bentonici. In effetti le immersioni effettuabili alla sciara sono più di una. Se quella classica è da vivere, più che da vedere, nel senso che la magia è data dallo stare sospesi, affacciati da un balcone sull’abisso, quella che si fa sulla dorsale è più ricca di colore, di vita: ad una abbondante presenza di gorgonie bianche (Eunicella singularis) lungo la prima parte della parete, molto luminosa, in profondità fanno capolino rami di gorgonie rosse (Paramuricea clavata), quasi sempre accompagnate in parete da bellissimi esemplari di gialli Leptosammia pruvoti. Non mancano, anzi sono molto frequenti esemplari di stelle cuscinetto Peltaster placenta).
Immersione imperdibile è quella di Strombolicchio che, per certi versi, è il contraltare marino al vulcano per simbologia, coreografia e storia. E’ uno scoglio particolarmente “fotogenico” anche in esterni, situato a circa un miglio e mezzo dall’isola. Anche qui si possono effettuare almeno due immersioni diverse: il versante più spettacolare è quello esterno. Qui ogni incontro è possibile, ma garantito è quello con una vera e propria famiglia di cernie (Epinephelus marginatus), stanziali sulla franata che precede la parete più profonda. Sono spettacolari, da una diventano due, e poi tre, quattro, cinque, un sogno ad occhi aperti, ed ad profondità non propriamente da ebbrezza! Che si è lucidi lo ricorda la circostanza che, per quanto ci si possa avvicinare, nel mirino di un supergrandangolo sono sempre troppo lontane, leggiadre e poco confidenti, consapevoli della loro ricercatezza. Non manca il coralligeno, che cresce unitamente alle alghe, tanta è la luminosità dell’ambiente, tanti enormi esemplari di medreporari (Balanophyllia sp.) aperti in pieno giorno, laddove normalmente si estroflettono soltanto di notte, e pareti pullulanti di briozoi, ascidie, spugne, gorgonie rosse, tavolozze di colore da far invidia ad un pittore impressionista, tale è il gusto della natura nel miscelare le tonalità, le sfumature, le forme. Fortemente raccomandato è l’uso di un illuminatore, possibilmente a campo largo, per poter apprezzare la ricchezza di colore e la vera e propria esplosione di vita bentonica. Complice anche qui una limpidezza da capogiro è facile uscire fuori curva, ma anche le tappe di decompressione sono una vertigine di bellezza: innanzitutto le spugne tappezzano pareti unitamente agli astroidi (Astroides calycularis), ma è il carosello dei classici pesci dell’infralitorale a fare la differenza, un circo di guizzi, avvicinamenti “minacciosi” di castagnole (Chromis chromis) in cova, instancabili donzelle pavonine (Thalassoma pavo)…uno spettacolo da far pensare davvero ad un mare tropicale. E non è finita perché la parete, intorno ai 3 metri, a parte nudibranchi e gasteropodi – bellissimo l’incontro fortunoso con una Thais haemastoma, prima chiamata “ purpurea” perché dal mollusco si ricavava il colore per i tessuti – è letteralmente tappezzata da anemoni (Anemonia sulcata). Si è abituati ad incontrarne individui isolati, magari vicini, ma personalmente non mi era mai capitato di incontrarne “un prato” al ritmo delle onde. E mentre si gode dello spettacolo, sembra di sentire anche il tepore dei raggi del sole che penetrano sotto la superficie, illuminando una medusa che si lascia trasportare dalla debole corrente…. Davvero un piccolo idillio del nostro Mediterraneo.
C’è sempre un posto che rimane nel cuore, per tutti, perché capita la giornata buona, perché ti regala i migliori scatti uno di seguito all’altro, perché tutto gira in un certo modo, e per me al di là delle celebratissime sciara e Strombolicchio la più bella immersione di Stromboli è alla Secca di Scirocco, che è praticamente una propaggine di Strombolicchio, ovviamente in direzione sud-est, da cui il nome del vento. Cappello a circa 15 metri, ma lo vedi dalla barca senza difficoltà, tantissimo pesce “di barriera” ad accoglierti, e poi giù tra rami di alcionari (Alcyonium palmatum), cime colonizzate da spugne (Spongia sp.), murene (Murena haelena) in improbabili passeggiate attraverso ventagli di gorgonie rosse e grosse pentapore (Pentapora fascialis), mazzi ed esemplari isolati di claveline (Clavelina lepadiformis) con “ospiti” casuali quali nudibranchi e paguri, mentre i profondisti troveranno a circa 50 metri un bel ramo di falso corallo nero (Savalia savaglia). Facile, troppo facile uscire fuori curva con tutto queste meraviglie, ed allora ecco in superficie dei barracuda mediterranei (Sphyraena sphyraena) e branchi di sfuggenti ricciole (Seriola dumerilii).
Al di là della rigogliosa ed emozionante vita marina, Stromboli è un’isola da vivere, non solo da vedere, per tutta una serie di ragioni. Per le vie strette, dove a stento passano auto elettriche e treruote, per le spontanee piantagioni di capperi, per le cascate di buganvillee dai colori vari, per le case nel tipico stile eoliano, bianche o coloratissime, per i tanti murales – forma d’arte che accomuna, ormai, molte isole siciliane a diversa latitudine – che raffigurano i simboli dell’isola, ossia il geco ed il vulcano che emette nuvole a forma di cuore, per una gastronomia curatissima e di territorio. Questi sono solo pochi elementi, di grande impatto e colore, che contrastano con le spiagge dove la sabbia e le pietre nere ricordano che basta alzare lo sguardo e lui, il vulcano e la sua nuvola perenne sono sempre lì, guardiani silenziosi di una vita che si svolge sempre al ritmo del suo respiro.
E di sera, passeggiando lungo le strette viuzze che dalla piazza conducono al lungomare, si osserva un cielo stellatissimo. Si distinguono le nebulose e costellazioni remote. Le luci degli alberi delle barche a vela, in rada, si dondolano al ritmo delle onde. Sembrano solo stelle più grandi o più vicine, a metà fra cielo e terra, mentre il vento caldo soffia dalla sciara ed il faro di Strombolicchio pare solo un’altra stella, un po’ più lontana.

Diving a Stromboli:

Per la realizzazione del servizio, mi sono appoggiato al “Sabbia Nera” (http://sabbianerastromboli.com/avventura/diving/– telefono 090.986399 e 090.986390 ). Il diving, con una comodissima sede sul porto, è gestito da Paolo Russo in maniera da offrire grande disponibilità alla clientela, cercando di contemperare le esigenze di ciascuno, ed ha un occhio di riguardo per i fotografi ed i video operatori, conoscendo le loro esigenze particolari.
La didattica è PADI, ed offre corsi di tutti i livelli, dal cosiddetto “battesimo del mare” per neofiti fino a coprire i vari livelli, con o senza attrezzatura, dallo Scuba e Open Water al Divemaster, passando per tutte le specialità l’Advanced, il Rescue, e i 2 livelli di pronto intervento EFR.
Particolare attenzione è rivolta ai bambini, ai quali è riservato il “bubblewater”, un battesimo del mare in compagnia dei genitori, gratuitamente accompagnati, volto a coinvolgere tutti i componenti della famiglia e con rilascio di diplomino per mini-sub.

Enzo Troisi

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