Scilla, la magia del Mare

Testo e foto di Enzo Troisi

Scilla è una di quelle località di cui si parla sempre, forse troppo, e come spesso capita non se ne  coglie, talvolta, lo spirito. Complice la circostanza di essere la estrema propaggine della fantomatica Salerno-Reggio Calabria,  un viaggio verso Scilla assomiglia sempre ad una discesa verso gli inferi! In realtà Scilla, secondo il mito, in origine era una splendida ragazza, trasformata in un mostro a sei teste per gelosia ed invidia dalla maga Circe… , e della sua bellezza originaria questo borgo marinaro conserva intatto ogni aspetto. Una passeggiata di pochi minuti a Chianalea, il borgo marinaro, farà scoprire angoli, scorci, terrazze e balconi affacciati sul mare, che qui tutto domina e regola, comprese le immersioni.

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Le correnti sono l’anima dello stretto, e se, da un lato, il flusso regala ai fondali una grande ricchezza di vita, dall’altro condiziona l’attività subacquea in quanto è possibile immergersi solo nei momenti “di stanca”, quando, cioè, sta per riprendere il flusso in direzione opposta. Correnti, maree, fasi lunari, c’è qualcosa di arcaico che ritorna, al di là del nome mitologico della località. E quando il mare, di un blu tendente all’indaco  – non a caso siamo in costa  viola – è attraversato dalle passerelle, la sensazione di memoria e tradizione ti abbraccia e non ti molla più… Per chi non lo sapesse le passerelle sono le barche ancora oggi utilizzate per la pesca del pesce spada, presente in queste acque.

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Chi ha avuto la fortuna di essere a bordo durante una vera battuta di caccia (e lo dico senza nulla togliere alle uscite di pesca-turismo che ormai vengono organizzate con una certa regolarità), racconta che la sensazione più struggente è il silenzio, quasi sacrale, rotto soltanto dallo sciabordio delle onde sullo scafo, dalle cantilene propiziatorie intonate a voce bassa, e dalle grida di gioia e ringraziamento, una volta arpionata la preda. La ritualità, descritta in minima parte, e le tradizioni degli anni ’50 rimandano davvero a  moti ancestrali (consiglio, al riguardo, l’interessantissimo articolo consultabile su http://www.colapisci.it/Cola-Ricerca/Luoghi/Ritualipescespada.htm, corredato anche da splendidi scatti in bianconero dell’epoca). In tale situazione si capisce una volta di più il rapporto morboso, ma sempre di grande rispetto con il pesce cacciato e catturato, con un inevitabile richiamo a “il vecchio e il mare” di Hemingway.

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Qualcuno potrebbe, a questo punto, alzare il ditino ed obiettare: “ ma non si parla di immersioni e di foto subacquea qui?” La risposta non può che essere affermativa, ma come ho più volte accennato in piacevoli chiacchierate con  tanti amici, io credo che sia giusto cercare di descrivere lo spirito di un luogo e del suo mare, perché ciò che si annida sotto le onde, per me, è spesso un universo liquido che proietta ciò che “si nasconde sopra”. Troppe volte nei reportages ho letto di fondali trattati come monumenti,  come se le situazioni, i pesci e le situazioni ambientali fossero immobili. Per me il mare è un universo in perenne movimento, e sono i momenti, le circostanze, gli incontri fortuiti e gli scatti conseguenti che poi ti rimangono per sempre.

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Scilla è un esempio lampante di quanto detto. La mitica parete ricoperta di gorgonie rosse e gialle (Paramuricea clavata)  e gli altrettanto mitici cerianti (Cerianthus membranaceus) della “montagna”, una delle immersioni top del Mediterraneo, rappresentano quel luogo, ma il fondale davanti al borgo marinaro di Chianalea, a prescindere dai nomi dati alle secche, assomiglia più ad un enorme banco, con caratteristiche morfologiche, quindi, abbastanza simili.

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La secca ‘mpaddata  deve il nome al fatto che le numerose guglie e spaccate hanno provocato la perdita di molte lenze ed esche, rimaste impigliate. Qui è la varietà del coralligeno a farla da padrone, e così a fianco della classica gorgonia  giallorossa ecco un superbo ramo di falso corallo nero (Savalia savalia) e, poco più in là, un piccolo e tenero esemplare di stella gorgone (Astrospartus mediterraneus) letteralmente abbracciato al suo ramo, pronto ad aprirsi sul fare della sera…

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Se la secca delle “cento cipolle” è così chiamata perché un tempo era ricchissima di scorfani rossi – cipolle da queste parti – (Scorpaena scrofa), ormai rimaneggiati nel numero, quella “delle ombrine”, con il suo bellissimo ramo di Leptogorgia sarmentosa non necessita di spiegazioni, ma in entrambe ti rimane negli occhi anche la ricchezza di tunicati (Clavelina lepadiformis) che si concentrano a grappoli sulle gorgonie e sulle immancabili lenze, e comunicano davvero un’idea di inusitata ricchezza di vita.

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E se rimane la grande suggestione di potersi immergere su un relitto partendo dalla spiaggia, anche il Vapore di Cannitello non sfugge alla particolarità di tutto ciò che alberga da queste parti: sembra una grotta camuffata da nave, invece è l’inverso… Complici la posizione, il fatto che il relitto è spezzato in due, e l’abbondanza di luce ambiente dovuta alla relativa poca profondità (le lamiere iniziano a 28 metri), la penetrazione nello scafo è facile.  Tutto è ricoperto dalla tipica fauna di avangrotta. Guardando le immagini, più di qualcuno potrà stupirsi nel pensare che sono scattate dall’interno di un relitto, vista l’abbondanza di spugne e celenterati.

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Non meno magica è la circostanza che le correnti, gioia e delizia, naturalmente facciano risalire a profondità accessibili organismi, pelagici e non, che naturalmente vivono a batimetrie non “potabili” dai subacquei. A parte i famosissimi pesci trombetta (Macroramphosus scolopax) mediterranei, probabilmente il fascino più grande è dato dai tanti ctenofori, sifonofori celenterati e tunicati pelagici che, risalendo dal nero profondo, regalano momenti particolari, e talvolta, dopo le mareggiate, si ritrovano sulla spiaggia sottostante la bellissima rocca del castello dei Ruffo di Calabria, che domina lo stretto.

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Tanta ricchezza paga dazio anche ad alcuni fenomeni preoccupanti. Mi riferisco, in particolare, all’enorme, recente incremento di vermocani (Hermodice carunculata). Tutti, o quasi, ne conoscono, al di là della sua indubbia veste coreografica, la natura urticante. La particolarità è che pare non obbedire più alla sua natura di specie “saprofaga”, ossia di essere soltanto un utilissimo “spazzino” del mare: tanti esemplari strisciano su celenterati e coralligeno, divorando polipi vivi degli animali. E’ un fenomeno in fase di studio, forse dovuto all’aumento della temperatura del Mediterraneo. Certo è che se diventasse incontrollabile parecchi danni non tarderebbero, e sarebbe un gran problema.

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In mezzo a tanta magia, personalmente ne ho vista una al di là dell’immaginazione, perché mai avrei pensato di trovare sott’acqua …una foresta innevata. E’ così. Ad una profondità quasi da subacquea tecnica (circa 60 metri), sulla estrema propaggine della cosiddetta secca dei Francesi, c’è una enorme fioritura di antipatari, il vero corallo nero. Spettacolare la visione dall’alto, che suggerisce davvero l’idea di rami ricoperti da candida neve, considerato il colore bianco dei polipi dell’ Antipathes pinnata.

Enzo_Troisi_Scilla011Pare sia la più grande colonia scoperta in Mediterraneo. Ho avuto il privilegio di andarci, ed ovviamente in quella occasione, per un mistero irrisolto, l’oblò sferico della custodia ha deciso di appannarsi. Evitando di descrivere, a chi legge, i rumori venuti fuori dal mio erogatore, non ho potuto fare a meno, in decompressione, di pensare ad una stregoneria. Del resto, è solo l’altra faccia della magia…

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NOTIZIE    UTILI

 

Come arrivare :

Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria . Uscita Scilla.

 

Dove dormire :

 

L’offerta alberghiera è molto ampia, e deliziosi sono molti  b&b che si trovano direttamente nel borgo di Chianalea. Personalmente ho trovato molto confortevoli il “Chianalea 54”  (tel. 346 359 6711) ed il  “Casavela” (tel. 0965 754024) , ma l’offerta alberghiera è stratificata e per tutte le esigenze:

http://www.bbplanet.it/dormire/scilla/

http://www.chianalea.it/

 

 

Dove mangiare :

 

A Scilla da tanti anni il ristorante “Glauco” (tel. 0965.754026) è un’istituzione. Fedele al mito (Glauco era il figlio del dio Nettuno, metà uomo e metà pesce, innamorato di Scilla) i piatti sono della tradizione, ma sempre con uno stile innovativo e preparati con grande cura. Altrettanto noto e storico è “Alla Pescatora” (tel 0965 754147). Tanti comunque i locali ove rifocillarsi, anche per spuntini a base di formaggi, salumi  e prodotti locali. Merita una menzione per la rosticceria  “non solo pizza” in località Favazzina, un’altra piccola istituzione.

 

Immersioni :

 

 

A proposito di “istituzioni” lo Scilla diving di Paolo Barone, www.scilladiving.it , carissimo amico da qualche decennio di chi scrive, è il punto di riferimento per chi cerchi professionalità senza narcisismi e belletti. Situato a Chianalea, è uno dei primi diving aperti in Italia.  Con le sue guide, che conoscono a perfezione fondali e flussi di corrente, consente immersioni in tutta sicurezza. Dispone di una vasta area coperta, con attrezzata aula didattica, anche per brevetti tecnici, e un’uscita sul mare direttamente sulla scogliera, ove è ormeggiato il gommone in genere utilizzato per le immersioni.

Al di là di ogni altra cosa, l’atmosfera che regna è sempre di grande semplicità ed autentica passione per il mare, non poco per chi opera ininterrottamente da circa 25 anni…

Tel: 0965/754585, 3319801273, 3201564415

 

 

 

Escursioni :

 

I rilievi dell’Aspromonte rappresentano un’ottima possibilità per gli appassionati di  trekking. Esiste la possibilità di organizzare passeggiate guidate. Must assoluto la visita  del Museo Archeologico di Reggio Calabria, ove sono le famose statue dei “bronzi di Riace” .

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