Relitto del Piroscafo SALEMI

Iniziamo una nuova sezione del sito dedicata ad alcuni relitti profondi, a cura del nostro collaboratore IUPS Diego Esposito.

Testo e foto di Diego Esposito.

P.Fo Salemi

il Piroscafo SALEMI (EX Pontet-Canet; EX Viola)

nome: Piroscafo SALEMI (EX Pontet-Canet; EX Viola)
nazionalità: italiana
scopo: trasporto
tipo: nave carico
propulsione: piroscafo
data e costruttore:  

1912

Flensburger Schiffsbau Gesellschaft

 

Senza titolod

tonnellaggio: 1176  grt
dimensioni: 69,1 x 10,1 x 4,5 m
motore: triple expansion engine, single shaft, 1 screw
potenza: 92  n.h.p.
velocità: 10  nodi
cortile no.: 317

 

Nelle prime ore del pomeriggio, verso le 14.50 del 2 Febbraio 1943 …………………….

Il Salemi era un vecchio piroscafo del 1912 (con nome ss Viola 1912-1919), catturato nel porto di Marsiglia fu donato all’Italia nel Dicembre del 1942. EX Pontet-Canet 1923-1942 battente bandiera francese, venne poi dato in gestione alla Soc. Coop di Navigazione Garibaldi di Genova (1942-1943) divenendo definitivamente SS SALEMI.

Registro

Il registro navale LLOYD’S

A differenza di molte altre navi, non fu requisito dalla Regia Marina, cosa che accadde invece alla compagna di viaggio, che nei risvolti della storia e nella sorte, trovo identica fine (Il Valsavoia di 5733 tsl). Queste navi (Salemi e Valsavoia) saranno strettamente connesse nelle loro missioni, tanto da trovare fine congiunta, senza possibilità di difesa, contro un nemico invisibile.

Dunque, quel pomeriggio del 2 Febbraio 1943, le navi navigavano accodate verso Messina, lasciando gli ormeggi dal porto di Napoli cariche di paglia, cereali, cemento e documenti segreti destinati al comando marittimo Sicilia, a circa 8 miglia dell’isola di Capri. Il sommergibile di Sua Maestà britannica, l’HMS Safari al comando di Ben Bryant, valoroso comandante inglese, era in agguato a pochi metri di profondità, ordinando all’equipaggio di caricare tutti i tubi lanciasiluri.

HMS Safari

Il sommergibile Safari

 

Ben Bryant

Il comandante del Sommergibile Ben Bryant

Nascosto alla vista di tutti, come accaduto nei giorni precedenti, quando lo stesso Safari aveva tentato un agguato nel Golfo di Napoli, il sommergibile avanzava come un segugio a caccia del proprio trofeo.

Bryant porta il Safari a quota di visione ed ordina in plancia: Su il periscopio!

Avvistate le due navi, scandisce i riferimenti di lancio ed immediatamente il Safari lanciò un primo siluro che centrò il Valsavoia che era in cima al convoglio, arrecando seri danni. Fuori il secondo siluro, questa volta diretto sul SALEMI. Il piroscafo manovra di dritta bruscamente, riuscendo ad evitare la minaccia. Intanto, dal Safari, a pochi secondi di distanza era partito anche un terzo siluro che sfiora la chiglia del Salemi e, proseguendo la sua corsa, si schianta contro i “due scogli” distinti, molto vicini, ma non attaccati, che la gente del posto chiamava “Madre e Figlio”. L’impatto con il siluro distrusse il “Figlio” e solo in parte la “Madre”, che con gli anni e le impetuose mareggiate dovette arrendersi.

Plancia

Una ricostruzione della plancia del Salemi

Madree figlio

Gli Scogli “Madre e Figlio”

 

Il Safari riemerse a quota zero, armò il cannone in coperta, tempestando di colpi sia il Valsavoia, ormai agonizzante e poi si scagliò sul Salemi che bersagliato dai proiettili del cannone, affondò inghiottito dal mare. Dalla spiaggia di Positano, l’intera scena, come un film degli anni ’20, venne vista da un gruppo di pescatori intenti ai loro classici lavori di manutenzione e riparazione delle barche e delle reti. La tragedia era nei loro occhi, ma senza pensarci su, ancora sotto il fuoco nemico del cannone del Safari, i pescatori e tutta la gente del posto, si mobilitarono con le loro barche per salvare i superstiti, mentre il sommergibile, raggiunto l’obiettivo, scompariva nel blu.

L’intera vicenda, ha sicuramente dei punti poco chiari. Era consuetudine per navi mercantili, per quanto leggermente militarizzate, venir scortate da navi militari, onde evitare attacchi. Nella settimana precedente, si era sventata la minaccia in almeno un’occasione, quindi era del tutto insensato far navigare le navi senza alcuna scorta, eppure gli ordini erano chiari:

“Partirete da Napoli alle ore 11.00 del 2 Febbraio corrente uscendo dal passo delle ostruzioni di levante nell’ordine seguente: 1°) P.fo Valsavoia 2°) P.fo Salemi e navigando sulle rotte di sicurezza vi porterete al punto B di coordinate: lat. 40°32’ long. 14°19’. Da detto punto seguirete le rotte che vi consegniamo in allegato (in busta chiusa da aprirsi fuori del porto). Quando condizioni di tempo e visibilità lo consentano seguirete rotte radenti costiere entro le 3 miglia dalla costa eccetto nel tratto Capo Vaticano – Capo Peloro nel quale dovranno essere seguite strettamente le rotte del traffico costiero. Navigherete alla velocità di nodi 7.5”

Questi erano gli ordini consegnati ai comandi delle due navi forse intercettati da ULTRA (si ricorda la guerra dei codici tra gli inglesi e la Marina italiana) e poi comunicati al Safari. Al comando del Salemi v’era il Capitano di LC Giuseppe Giovanni Volpe, classe 1898, nato in Argentina ma residente a Garessio (CN), scomparso in mare con la sua nave quell’infausto 2 Febbraio 1943.

Maestrale

I sub in navigazione a bordo del “Maestrale”

La storia recente racconta una rivisitazione di quello che è stato percepito da noi umili spettatori/reporter come un suicidio navale preannunciato. Lamiere contorte dalle esplosioni e dai colpi, pezzi di storia sepolti nel fango, oggetti sparsi sul ponte appartenuti chi sa a quale sventurato marinaio, ma nonostante tutto, il fango ha protetto la nave, l’oscurità ha protetto la nave, la profondità ha protetto la nave. Giace li a -105m di profondità in perfetto assetto di navigazione, con la campana ancora al suo posto!

La carta nautica

La carta nautica con indicazione del relitto

Giornata soleggiata, la navigazione scorre tranquilla per un paio d’ore, nel frattempo i preparativi procedono celermente, attrezzature pronte come da programma, previsioni meteo ottime ma sappiamo che in quel tratto di mare il tempo può cambiare rapidamente e la corrente può arrivare a 3 nodi, rendendo impossibile l’immersione. Per evitare questo inconveniente prepariamo la stazione Deco, sempre con il medesimo schema e con sempre lo stesso team di supporto, con incarichi definiti e tempi stabiliti. In questo tipo di immersioni, oltre la profondità in se, resa irrilevante dall’uso delle miscele Trimix nei nostri Rebreathers (ECCR), c’è da considerare soprattutto i Runtime molto elevati, stiamo parlando di tempi che superano i 40 minuti nella quota tra i -95m e i -105m per Surface Time di oltre 300 minuti, con percentuali di CNS di oltre 200%. Si rende quindi necessaria un’organizzazione maniacale delle procedure d’immersione e di assistenza, nel caso in cui dovesse verificarsi una situazione di pericolo.

Stazione DECO

La stazione Deco

Siamo sul punto, lo scandaglio lo conferma in maniera inequivocabile, pedagno lanciato, la cima scivola libera verso il blu, l’eco è buono e con una timida linea vediamo il punto in cui il pedagno è caduto, si aggancia una palla di segnalazione per il sostegno della cima e si tende fino alla verticale. I sub di supporto di superficie, cominciano il montaggio della stazione Deco, mantenendola per il momento a debita distanza dalla Main Shot. Procediamo con i controlli accurati dei nostri rebreathers, delle attrezzature fotografiche e del percorso che una volta sul fondo intendiamo seguire. La barca si avvicina alla Main Shot, mettendosi sopravvento, un ultimo sorso d’acqua dolce e giù in mare. Dobbiamo essere veloci, la corrente, anche se debole è sempre presente. Agganciamo le nostre stage di bailout che serviranno in caso di emergenza, oltre quelle fornite dall’assistenza, prendiamo gli scooter ed infine le attrezzature fotografiche. Con tutta quell’attrezzatura, la paura di urtare un oblò e sempre presente, ma una volta trovata la giusta organizzazione, tutto è molto più semplice. Qualche scatto per verificare il coretto funzionamento dell’attrezzatura fotografica e siamo sulla verticale del relitto.

Deep Diver

Deep Diver pronto a tuffarsi

Deep Diver1

Deep Diver pronto ad immergersi.

Un cenno di OK all’assistenza, sguardo in basso nel blu e via ……. si parte. Rapido stop a 6m per check generale e la discesa procede veloce ……. 50 …….. 70 …… 90, ci fermiamo, agganciamo una strobo alla cima necessaria per ritrovare agevolmente la strada del ritorno e proseguiamo la discesa ancora per pochi metri. Tutto è ora più scuro, la luce arriva ma in minima parte, siamo nella sezione di prua del relitto, è li che c’è il simbolo di ogni nave, la campana!

Campana Salemi1

La campana del Salemi. Foto Diego Esposito

Ovunque pezzi sparsi, reti e lamiere contorte, molte strutture non sono più distinguibili a causa dei crolli probabilmente avvenuti in parte durante l’affondamento.

Argani

Gli argani. Foto Diego Esposito

Lamiere

Lamiere, Foto Diego Esposito

Ci spostiamo sul ponte, verso poppa, facendo molta attenzione a non sollevare sospensione e non finire in cime e/o reti abbandonate, che potrebbero provocare non solo situazioni di pericolo ma anche danni alle attrezzature.

La scala del ponte

Una scala del ponte. Foto Diego Esposito

La scala della stiva

La scala della stiva. Foto Diego Esposito

Sul ponte si aprono scenari “Misteriosi”, scale e botole che portano nel ventre della nave. Sono sempre stato attratto da ciò che si cela alla vista coperto dal buio e protetto dalle lamiere, è una tentazione irresistibile che mi spinge a volte a non riflettere a sufficienza sui pericoli che possono presentarsi, ma sapere cosà c’è lì sotto è un continuo richiamo.

In questo tipo di immersioni, è presente sicuramente una consapevolezza individuale molto forte, non sono tuffi nei quali la componente ludica/aggregativa prevale . Spesso sono tuffi solitari, altre volte con un team affiatato e procedure stabilite e consolidate. In entrambi i casi, prima di entrare in un relitto a più di 100m dalla superfice, bisogna usare la testa ed accantonare la vocina che continua a ripetere come un martello: “Dai, solo una sbirciatina“.

Una scala della stiva

Una scala della stiva. Foto Diego Esposito

Si procede ancora sul ponte, enormi banchi di Anthias si aprono al nostro passaggio, ed il rumore degli scooter disturba il silenzio della nave. Ripensi alla storia, agli attimi di tragedia vissuti da chi ha combattuto per quello in cui credeva. Sei li, da solo, a goderti una splendida avventura, prestando il rispetto che merita ogni relitto, cercando di cogliere quanto più possibile senza minare quella fragile integrità strutturale.

L'argano di prua

L’argano di prua. Foto Diego Esposito

 

Il cuore della nave ormai fermo da tempo, ricoperto dal fango e lì in un silenzio surreale.

La sala macchine

La sala macchine. Foto Diego Esposito

Ancora pochi scatti, il tempo a nostra disposizione e quasi terminato, è il momento di rientrare. Ritorniamo ripercorrendo la strada al ritroso lungo il ponte laterale di sinistra, in lontananza si nota anche da questa distanza il flash della Stroboscopica posizionata qualche metro sopra il relitto. E’ importante rientrare sulla main shot, in modo da non compromettere ed allertare l’assistenza. Nel caso in cui non fossimo rientrati sulla cima, avremmo dovuto lanciare i palloni di segnalazione e l’assistenza avrebbe dovuto seguire questi ultimi come concordato nelle procedure. Ma ormai ci siamo, la cima è ben visibile e noi siamo pronti al affrontare le nostre 4 ore di decompressione. Un segno di ok alla chiusura e comincia la risalita. Giusto un ultimo sguardo dall’alto a questo splendido relitto e siamo già alla prima sosta deco.

Stazione deco 1

La stazione Deco. Foto Diego Esposito

Il Team di assistenza del Maestrale, perfettamente coordinato e rodato, segue con i giusti tempi tutte le soste decompressive, cambia le stage, ci alleggerisce dagli scooter e stage superflue, ci rifornisce di acqua e comunica di volta in volta i tempi delle soste all’imbarcazione. Tutti sanno cosa fare se …… tutti sanno che immersioni di questo tipo, vanno gestite con regole precise ed inderogabili.

La stazione Deco N°2 con le bombole Stage vuote

La stazione Deco con le bombole Stage in attesa di essere utilizzate. Foto Diego Esposito

 

La stazione Deco è ormai vuota, pronta per essere salpata, comunica un senso di immensità, persa nel blù.

La stazione Deco ormai vuota, pronta per essere salpata

La stazione Deco ormai vuota, pronta per essere salpata. Foto Diego Esposito

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