Muoversi in una goccia d’acqua

Vi presentiamo un mondo poco conosciuto, direttamente dalla penna di Marco Colombo, docente nel workshop “Al cuore del torrente” sulla fotografia in acque dolci, tenutosi questa primavera. Di seguito un suo portfolio, raccolto in vari anni e le impressioni dei fotografi Marcello Di Francesco, Pietro Formis e David Salvatori, tra i partecipanti a questa particolare esperienza, con alcuni scatti realizzati in tale occasione.

TESTO E FOTO DI MARCO COLOMBO

Il mare è sempre stato magnetico per me. Ci ho passato ore e ore ogni giorno, a lungo, alla ricerca del piccolo, del colorato, ma anche del grande e inaspettato incontro; il mare è una calamita dalla quale non si sfugge e con la quale non si combatte. Ma abitando lontano dalla massa blu, il mio richiamo acquatico sono sempre stati altri ambienti per la maggior parte dell’anno: d’altronde, la mia passione per la natura tutta e la mia formazione scientifica mi rendono “di bocca buona” e potrei divertirmi a cercare animali anche in uno scarico di lavandino.

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Natrice tassellata (Natrix tessellata)

Fiumi, torrenti, ruscelli, laghetti e pozze sono degli ecosistemi fragili: spesso limitati, isolati da altri contesti simili, sono probabilmente tra gli ambienti più minacciati in Italia e non solo.

Tra le cause di questo degrado abbiamo sicuramente le alterazioni ambientali fisiche (argini cementificati per esempio) e chimiche (scarichi di ogni tipo), le introduzioni di animali e piante provenienti da altre aree geografiche (statisticamente la maggior parte dei pesci che si vedono è di origine americana, asiatica, africana…) e la raccolta illegale di esseri viventi a scopo di collezionismo.

Granchio di fiume (Potamon fluviatile)

 

Altre minacce sono più subdole, e meno immediate.

Credo che l’informazione sia molto importante, e quando mi accorgo che nessuno ne ha mai sentito parlare, mi chiedo se questa nuova moda dei fotosub di recarsi nelle pozze dei ruscelli senza le dovute conoscenze naturalistiche non possa divenire una nuova “piccola grande” minaccia per l’erosione della biodiversità almeno a livello locale.

Mi riferisco, in particolare, ad infezioni innocue per l’uomo ma non per altri organismi:

  • Aphanomyces astaci, peste del gambero, affligge i gamberi autoctoni falcidiandone le popolazioni;
  • Batracochitrium dendrobatidis, infezione fungina che colpisce alcune specie italiane di rane, rospi e tritoni, con debilitazioni gravi e in alcuni casi anche morìe di massa, nonché estinzioni nel resto del mondo;
  • Batracochitrium salamandrivorans, infezione fungina fortunatamente non ancora giunta tra i nostri tritoni e salamandre, che però ha già causato numerose estinzioni in nord Europa.

Andare ad immergersi in ambienti limitati per poi spostarsi in altri simili senza le dovute precauzioni, può rendere i fotosub dei veri e propri vettori (inconsapevoli) di tali infezioni, che si propagano in luoghi dove non erano presenti, condannando all’estinzione popolazioni intere o addirittura specie.

Lampreda di mare (Petromyzon marinus)

 

Che è, come dire: vai a fotografare oggi un certo tipo di rana, e dall’anno dopo non ne troverai più neanche una in quel torrente, per sempre.

Inutile stare a spiegare perché non sia proprio il caso di far sparire popolazioni animali per delle semplici foto, soprattutto per incoscienza, quando basterebbero poche precauzioni: per questo motivo, dunque, incentro i miei workshop di acqua dolce, che nascono con il supporto di Isotecnic ed ESA, sull’importanza della conoscenza e della prevenzione.

Cerco di portare i partecipanti al ragionamento, e di insegnare le buone pratiche per muoversi in punta di piedi: so che tanto andrebbero comunque in cerca di certi soggetti, magari facendo danni, e per questo cerco di “instradarne” l’educazione ambientale ed il rispetto per i luoghi.

Poi è vero, si parla anche di tecnica, angolazione di flash, mirini e così via, ma la tecnica è assolutamente secondaria rispetto alla conoscenza naturalistica (anche se fare foto in acqua dolce spesso implica modalità di scatto e trucchi completamente diversi da quelli ai quali si è abituati in mare).

 

Come dico sempre, quando capita di incontrare animali rari o situazioni particolari, bisogna evitare di divulgare i siti sul web, sui social network, al postino e a tutti gli amici: esistono cacciatori di specie edibili (gamberi, rane, pesci, etc.), raccoglitori di specie commerciabili (testuggini, serpenti, etc.), “semplici” persecutori che vanno ad uccidere gli animali (serpenti), nonché “stormi” di altri fotografi che potrebbero comportarsi in maniera poco etica o, non avendo le giuste conoscenze, contaminare il luogo.

Ovviamente, anche io prendo le mie precauzioni, affinché nessuno torni a fare danni nei siti che scelgo per i workshop (che sono sempre i meno sensibili nel contesto del tipo di ambiente e delle specie oggetto di attenzione)…

Rospi comuni (Bufo bufo)

 

Per chi ha perso i primi incontri, ci saranno nuove date nel corso del resto dell’anno: il tutto sempre all’insegna del muoversi e fotografare in una goccia d’acqua, poiché la biodiversità è ovunque, anche vicino a casa, basta solo saper osservare.

Chi volesse seguire le mie attività e vedere le mie foto potrà farlo sul mio profilo Facebook (https://www.facebook.com/marco.colombo.186), sulla mia pagina pubblica (https://www.facebook.com/MarcoColomboWildlifePhotography?fref=ts), nonché sul mio sito web www.calosoma.it

Marco Colombo

 

 

Il punto di vista dei fotografi:

Marcello di Francesco

 Sono sempre stato convinto che un bravo fotografo non debba mai darsi per arrivato, non debba in qualche modo sentirsi appagato del proprio lavoro e delle proprie capacità, ma anzi debba sempre cercare di continuare la propria personale preparazione con l’approfondimento e la sperimentazione di nuove tecniche e con lo studio e la ricerca di nuove specie ed ambienti da fotografare.

Nel mio piccolo cerco sempre ogni anno di ritagliarmi uno spazio di tempo per poter partecipare a corsi o workshop in modo da poter condividere esperienze ed apprendere qualcosa di nuovo da altri colleghi fotografi.

Quello delle acque dolci è sempre stato per me un mondo misterioso ed inesplorato,  forse proprio per il fatto di vivere sul mare ed avere i punti di immersione a portata di pinna, non sono mai stato particolarmente attratto da laghi o fiumi della nostra penisola.

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Due anni fa ho però partecipato ad un talk tenuto da Marco Colombo all’Eudi show di Bologna, dove in un‘ora di tempo è riuscito a farmi letteralmente entusiasmare ed interessare a questo nuovo mondo fatto di acqua dolce, fredda, di pozze stagnanti, torrenti impetuosi e laghi dall’acqua cristallina, popolato di pesci, rettili, anfibi e tante altre specie da lui fotografate in maniera davvero affascinante, diversa , potente e di forte impatto. Il passo successivo è stato quello di comperare il suo libro intitolato “Paludi e Squame: rettili e anfibi d‘Italia” dove le immagini contenute hanno di certo alimentato la voglia di provare a cimentarsi in questo nuovo genere.

Bisogna subito premettere che a differenza del mare questi sono ambienti molto chiusi e limitati e che se non ci si muove con le dovute precauzioni si rischia di fare danni irreparabili, la conoscenza e lo studio dell’ecosistema e delle specie che si incontreranno è fondamentale ed è per questo che ho deciso di iniziare la mia avventura in questo nuovo ambiente partecipando ad un ws tenuto da Marco in un ruscello lombardo, così da capire il giusto approccio, le corrette tecniche ed avere le prime informazioni utili per poter iniziare a fotografare in maniera sicura e rispettosa di quello che ci circonda.

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Inutile dire che è stata un’esperienza davvero molto divertente ed appagante da tutti i punti di vista, da quello fotografico a quello umano, un’intera giornata passata condividendo la nostra passione in compagnia di altri bravi fotografi ed imparando molto da Marco direttamente sul campo, direi che non avrei potuto chiedere di più. Abbiamo incontrato i gamberi di fiume, trote, larve di salamandra e tutta una serie di insetti tipici di questi ambienti.

Fare fotografia in questi contesti non è facile, comporta un certo impegno fisico ma anche grandi capacità tecniche e serve davvero molta pratica per poter perfezionare questo genere fotografico, spero in futuro di poter esplorare i molti fiumi e ruscelli che ci sono nella provincia di La Spezia così da iniziare a conoscere ed approfondire specie e comportamenti e chissà magari anche riuscire a fare anche qualche buono scatto…

Marcello di Francesco

 

 

PIETRO FORMIS

Conosco Marco da un po’ ed ho avuto la possibilità di frequentare alcuni suoi workshop di fotografia “terrestre” e condividere qualche immersione.

Conoscendo la dedizione e cura che Marco mette in quello che fa, l’idea di partecipare ad un workshop nelle acque dolci di un torrente mi è quindi piaciuta subito. E’ stata sicuramente un’occasione per crescere dal punto di vista fotografico e “naturalistico”.

Incredibile per me è la capacità di Marco di trovare soggetti, anche minuscoli, in posti apparentemente improbabili, come una piccola pozza di acqua stagnante; ha un approccio alla fotografia subacquea da naturalista e professionista, con una profonda conoscenza delle specie osservate, diversamente da quanto non faccia il fotografo subacqueo medio, compreso il rispetto del delicato equilibrio nel quale andiamo ad immergerci.

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Questo è per me un insegnamento fondamentale, un traguardo da raggiungere che va di pari passo con il senso che credo dovrebbe avere la fotografia subacquea;  quello di raccontare un evento, una storia, di lasciare incuriositi e far scoprire aspetti nascosti che si celano sotto la superficie dell’acqua.

Dal punto di vista fotografico, nonostante avessi fatto già qualche esperienza d’acqua dolce, non avevo mai provato a fare foto macro in qualche centimetro, e devo dire che è stata un’impresa ardua, sopratutto per le posizioni scomode da dover assumere ma anche per la difficoltà di mettere a fuoco oltre che per la mobilità di alcuni soggetti.

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Larve di salamandra, larve di insetti, gamberi di fiume: tutti soggetti a loro modo difficili da fotografare per i quali in alcuni casi non è stato necessario fare una vera e propria immersione ma è bastato stare sdraiati sulla riva.

Il mondo subacqueo d’acqua dolce è qualcosa di affascinante ed inaspettato, che spero di poter approfondire in futuro e che ho scoperto anche grazie a questo tipo di esperienza, un grazie a Marco ed ai miei compagni di avventura per la bellissima compagnia.

Pietro Formis

 

DAVID SALVATORI

Conosco Marco Colombo da quasi due anni, ho sempre ammirato i suoi lavori incentrati sulla celebrazione della biodiversità nostrana, ed ho già avuto la possibilità di essere insieme a lui in qualche uscita fotografica. Quando ha annunciato il suo workshop di fotografia naturalistica alla ricerca di piccoli animaletti nelle acqua di un torrente di sua conoscenza, ho aderito immediatamente con entusiasmo.

Avevo già avuto esperienze di fotografia in acqua dolce, quindi conoscevo già le “sfide” che bisogna affrontare quando si fotografa in questo tipo di ambienti: acqua fredda, fondali talvolta bassi e spesso fangosi, soggetti sovente ben più schivi di quelli marini; la logistica spesso non comoda contribuisce a rendere il tutto abbastanza stancante, quantomeno alle prime esperienze. Il workshop di Marco non avuto invece particolari problematiche logistiche e ci ha dato l’opportunità di fotografare molte entità autoctone.

Io mi sono principalmente focalizzato sul gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), che ho fotografato sia con obiettivo macro 105mm che con fish-eye 10-17mm + minidome; in particolare negli scatti macro mi sono concentrato su un soggetto che, sentendosi sicuro nella sua tana, ha posato per me senza problemi e mi ha addirittura concesso alcuni primi piani ravvicinati in cui ho potuto utilizzare la lente aggiuntiva Nauticam SMC-1.David_SalvatoriDSC_3493 copia

 

La tana era pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua, quindi ho effettuato questi scatti con lo snorkel, completamente sdraiato nel torrente. In questa posizione, sono stato enormemente avvantaggiato rispetto agli altri fotografi dal disporre sulla mia custodia di un mirino galileiano inclinato a 45 gradi, un dispositivo che mi sento di consigliare in generale a tutti coloro vorranno effettuare fotografie in situazioni di bassa profondità dove la posizione orizzontale è talvolta obbligata e si cerca lo scatto frontale o a pelo d’acqua.

Altro suggerimento che mi sento di dare in situazioni come queste e’ di utilizzare un solo flash poiché lo spazio e la possibilità di manovra per orientare e posizionare i nostri dispositivi di illuminazione e’ spesso scarsa. Infine, consiglio anche qui una buona luce di puntamento, meglio se abbastanza piccola: è vero infatti che disponiamo di abbondante luce ambiente ma i nostri soggetti sono piccoli e quasi sicuramente in ombra fra pietre, rami, foglie e quant’altro può garantir loro un nascondiglio.

Un altro affascinante soggetto sul quale mi sono concentrato è stata una larva di efemerottero (probabilmente Heptagenia sp. come riportatoci da Marco), soggetto molto piccolo, molto vivace e molto mobile sul quale ho provato l’accoppiata 105mm + lente Nauticam SMC-1, ottenendo buoni risultati che solo la facilità di acquisizione del bersaglio garantita da questa lente aggiuntiva poteva consentire.

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In generale, il nostro torrente ci ha permesso di osservare una straordinaria biodiversità (pulci d’acqua, molluschi, salamandre in stadio larvale), tutti soggetti molto piccoli e non visibili ad una prima sommaria ispezione del torrente, ma che poi si sono manifestati in tutta la loro abbondanza quando Marco ci ha illustrato cosa guardare.

I torrenti nostrani sono ambienti molto delicati ed in pericolo, spesso a ridosso dei nostri centri abitati; la loro conservazione perciò è affidata anche ai comportamenti quotidiani della comunità, ed alla capacità delle amministrazioni locali di gestire e preservare il territorio. Notizie recenti come quelle dello smantellamento del Corpo Forestale non danno buone speranze in tal senso.

 

David Salvatori

 

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