MAMAMANA – Gli “arcieri del mare”

Testo e foto di Pietro Formis

Nelle Filippine a Nord Est di Mindoro, vive una comunità di pescatori che unisce tecniche tradizionali di pesca alla moderna subacquea in un connubio stridente.

E’ un tipo di pesca probabilmente diffuso in tutte le Filippine ed assistere di persona a una battuta di pesca è un’occasione che vale la pena di essere raccontata.

Il loro nome “Mamamana” significa “arciere”, sono pescatori subacquei attrezzati con fucili di legno ad elastico (che ricorda un arco, da cui deriva il loro nome) che si immergono non in apnea come saremmo portati a pensare, bensì grazie all’utilizzo di un semplice tubo di gomma collegato ad un compressore che pompa aria in profondità, dal quale respirano senza l’ausilio di nessun erogatore.

MAMAMANA_04

Hanno occhialini di legno che chiamano “Dalawa Mata “ (ovvero “due occhi”) che compensano facendo entrare aria di tanto in tanto dal tubo, pinne  di legno dette “payapak”, una rete per contene i pesci ed ovviamente il fucile subacque di legno “Pana”, si immergono con maglioni pesanti, magliette e jeans, senza nessuna muta in neoprene.

A bordo delle loro piccole barche si spingono a km di distanza dal villaggio, spesso incontrando mare mosso, condizioni critiche, affrontando rischi e pericoli.

Catturano pesci pappagallo, cernie, aragoste, pesci chirurgo, barracuda e tutto quello che riescono a trovare.

MAMAMANA_05

Si spingono a profondità notevoli: 60 metri ed oltre (sopratutto I pescatori più giovani) per tempi che vanno dai 20-30 minuti fino all’ora e mezza, nel caso di permanenza a quote più accessibili (20-30m).

La risalita viene fatta lentamente e può durare anche 20 minuti, e viene fatta ovviamente senza l’ausilio di nessun computer subacqueo o tabella di immersione.

Questo ci fa capire che nonstante tutto, anche se in maniera empirica la decompressione viene in qualche modo fatta, comunque rimane per me un mistero di come possano lasciare le loro vite  appese all’affidabilità di un compressore che ad un primo sguardo dembrerebbe a malapena adatto a far funzionare un frigorifero!

MAMAMANA_01

Dato indicativo è quello che nella comunità di circa 50 pescatori nell’arco di  30 anni non è avvenuto nessun incidente mortale, ma tre di loro hanno avuto incidenti che ne hanno causato la paralisi parziale o la difficoltà di deambulazione permanente; segno che effettivamente l’attività e pericolosa, in qualche modo però hanno scelto di conviverci e ritengono questi “effetti collaterali” accettabili.

Uno dei pescatori che ho incontrato pratica questo dipo di pesca da 25 anni quindi anche se esattamente non sappiamo dire quando abbiano iniziato è evidente che viene praticato da molto tempo, di solito iziano ad immergersi all’età di 15 anni e proseguono fino a circa 50.

MAMAMANA_08
L’attività della pesca garantisce al villaggio il sostentamento e con la vendita del pesce si possono comprare altri generi alimentari, mandare I figli a scuola, comprare medicine etc.

Nonostante possa sembrare na lotta impari tra l’uomo ed il pesce che è destinato a  soccombere (ed effettivamente lo è) si tratta di un metodo selettivo ed i pescatori stessi rispettano un tacito patto con il mare che gli da il sostentamento, cercando di preservare il più possibile il reef, dal quale dipende la salute e la pescosità del mare.

Invece si presenta come una minaccia l’avvento del turismo di massa, che ha portato con se altri metodi di pesca come quello con il cianuro: stordisce i pesci e permette di catturarli e di venderli vivi in acquari, come richiesto sopratutto dalla clientela cinese; questa abitudine ha un impatto devastante, il corallo viene ucciso ed il reef, generatore di vita, muore per sempre.

Ccome spesso accade è una questione proporzioni, quando entrano in gioco interessi economici è difficile mantenere l’equilibrio instauratosi in migliaia di anni di convivenza tra l’essere umano e il mare.
MAMAMANA_07

Storie come queste ci ricordano episodi simili avvenuti nei nostri mari come quelle dei pescatori di corallo, e ribadiscono ancora una volta come se ce ne fosse bisogno, il delicato equilibrio di tutti gli ecosistemi marini del pianeta, alterato spesso irreparabilmente dall’uomo.

Un sentito ringraziamento a Giuseppe Portolan e Gianluca Afflitti.

MAMAMANA_06 MAMAMANA_02 MAMAMANA_03

 

 

Translate »