L’incoerenza mediterranea

Viaggio sui fondali mobili del Mare Nostrum

Testo e foto di Fabio Russo

Ovviamente con incoerenza mediterranea non intendiamo una tendenza dei popoli dell’area mediterranea di essere pieni di contraddizioni o mancanti di uniformità logica, infatti, con il termine incoerenti i biologi indicano tutti quei fondali che non hanno una forma costante nel tempo; fondi sabbiosi, fangosi e ciottolosi, con varia granulometria e di origine diversa sono tutti accumunati dalla stessa proprietà, l’incoerenza, appunto, mentre i fondali a grossi massi e le pareti rocciose non cambiano forma nel breve periodo.

Di solito queste tipologie di fondali sono sottovalutati dalla stragrande maggioranza dei subacquei che, a torto, li considerano come deserti, essenzialmente privi di vita, mentre all’estero, in luoghi come l’Indonesia, ad esempio, sono immersioni molto ricercate, lì, le chiamano muck diving e fanno impazzire i fotosub di tutto il mondo.

Anche nel Mediterraneo questi ambienti sono ricchissimi di vita ed è dopo il calar del sole che tali deserti  sbocciano dando il meglio, basta solo imparare a conoscerli più adeguatamente ed esplorarli con pazienza, dote che oggigiorno sembra sempre più mancare al subacqueo medio.

Quando il sole scende dietro l’orizzonte questi fondali, detti anche mobili, brulicano letteralmente di vita, organismi nella maggior parte dei casi peculiari e caratteristici proprio di questi substrati.

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Esteso fondale sabbioso con Ripple mark

Se decidiamo di aggirarci su di un basso fondale vedremo delle piccole dune, il nome tecnico di queste è Ripple mark che letteralmente significa impronta dell’onda, si tratta proprio dei segni lasciati dalle onde sul fondo sabbioso, ovviamente, maggiore è lo spessore delle particelle del nostro fondo minore sarà la possibilità di vedere queste ondulazioni. Le Ripple mark spariscono pian piano che andiamo più in profondità e l’influenza dell’onda diviene sempre meno marcata.

Cominciamo a guardarci intorno, effettivamente di giorno, soprattutto i fondi sabbiosi, sembrano veramente poco abitati, ma basta aguzzare la vista per vedere qualcosa, la mancanza di nascondigli ha trasformato gli abitanti della sabbia selezionando colorazioni criptiche, così i piccoli ghiozzetti (Pomatoschistus sp.) sono praticamente uguali al substrato.

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Piccolissimo e mimetico ghiozetto (Pomatoschistus sp.)

Altri pesci oltre ad essere mimetici s’insabbiano o hanno un corpo piatto, come le sogliole (Solea sp.) o il rombo (Bothus podas), che durante l’evoluzione dalla fase larvale poggiano uno dei due lati sul fondo, perdendone completamente la pigmentazione, mentre il lato esposto prende letteralmente il colore della sabbia che li circonda. Essere piatti e mimetici su di un substrato praticamente senza nascondigli è un ottimo metodo per sfuggire ai grandi predatori.

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Rombo e sogliola a confronto

Ma pur aguzzando la vista non riusciamo a vedere più di tre o quattro specie di pesci e qualche crostaceo? Non demordiamo, in Mediterraneo i sabbioni celano i loro più grandi tesori nelle tenebre della notte, armandoci di torce possiamo già nei primissimi metri osservare tutta una serie di organismi estremamente interessanti.

Fra i tanti organismi che popolano i fondi mobili notturni ci sono alcune specie di anemoni che letteralmente sbucano fuori solo con il buio, è il caso dell’anemone notturno (Halcampoides purpurea) piccolo e diafano antozoo in cui con un po’ di attenzione è possibile imbattersi, ben più appariscente e comune è invece il cerianto solitario (Pachycerianthus solitarius) anch’esso protagonista di molti sabbioni del nostro mare.

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Anemone notturno (Alcampoides purpurea)

Le torce avanzano nell’oscurità e squarciano il velo di mistero che avvolge il fondo, nella ricerca spasmodica di vita, subito salteranno ai nostri occhi tutta una serie di crostacei che di giorno restano nascosti sotto la sabbia per difendersi da eventuali predatori, paguri di molte specie, ma anche granchi e gamberi.

Così da una dunetta può osservarci minaccioso un granchio astato (Portunus hastatus) chele aperte e arti posteriori ben in vista, secondo alcuni studi le macchie sugli arti posteriori servono come indice di forza nei rapporti interspecifici, soprattutto per la dominanza sul territorio e nella priorità per l’accoppiamento, più sono ampie le macchie più l’esemplare è considerato dagli altri dominante.

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Granchio astato (Portunus hastatus)

Potremo anche veder insabbiarsi una grossa mazzancolla (Penaeus kerathurus), che prima passeggiava lentamente e, scoperta dalle nostre torce, decide di andare rapidamente sotto copertura lasciando però ben in evidenza, fuori dalla sabbia, i due splendidi occhi peduncolati, che come periscopi ci scrutano da sotto il sedimento.

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Mazzancolla (Penaeus kerathurus)

In effetti, sono molte le specie d’invertebrati che vivono sui fondi mobili e che aspettano il buio per sfuggire ai predatori, fra questi ci sono alcuni anellidi come la vermara o verme di Rimini (Eunice roussaei), un enorme polichete che può raggiungere il metro di lunghezza, ma nonostante le dimensioni rivela un carattere molto “timido”, forse legato proprio alla sua appetibilità per molte specie di pesci diurni, infatti, appena scoperto si ritrae velocemente all’interno del substrato incoerente.

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Vermara (Eunice roussaei) poco prima di sparire nel suo rifugio.

Poi ci sono molti molluschi predatori che vanno a spasso su questi fondali di notte, i murici e naticidi ad esempio strisciano sulla sabbia in cerca di bivalvi fossori (telline, vongole, fasolari e cuori eduli). I molluschi con conchiglia però non sono i soli protagonisti, i cefalopodi, infatti, la fanno da padroni, polpi e seppie scorrazzano indisturbati di notte in cerca di cibo, fra questi il più caratteristico e inconsueto è la polpessa di rena (Macrotritopus defilippi), si tratta di un ottopode poco comune osservabile esclusivamente su fondi sedimentari, dove di solito è ben mimetizzato, è piccolo con braccia molto lunghe ed esili, come tutti i polpi ha colorazione variabile estremamente criptica, probabilmente, non si tratta di una specie effettivamente rara, ma poco osservata poiché le immersioni su fondi mobili in mediterraneo sono poco praticate.

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Polpessa di rena (Macrotritopus defilippi) in fuga

Altro cefalopode osservabile solo su fondi sabbiosi è la sepiola (Sepiola sp.), piccola, simile a una seppia, si ritrova soprattutto nelle ore notturne in quanto passa la maggior parte della giornata sepolta nella sabbia, al calar del sole è in caccia di piccoli crostacei e se scoperta sfoggia colori esaltanti che vanno dal rosso al blu elettrico.

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Sepiola sp.

I fondali incoerenti non hanno da offrirci solo invertebrati, molti sono i pesci, sicuramente fra i più comuni troviamo il gronghetto delle Baleari (Ariosoma balearicum), un piccolo grongo che quando viene spaventato s’insabbia rapidamente infilandosi nel substrato incoerente dalla coda, con questa specie può essere confuso facilmente il Galletto (Ophidion barbatum) che non solo è simile anatomicamente, ma si comporta allo stesso modo.

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Galletto e gronghetto delle baleari entrambi infossati

Un altro anguilliforme di fondi mobili è il pesce serpente (Ophisurus serpens), pesce probabilmente considerato raro a torto, ben presente in alcune località, ma estremamente timido e schivo, si ritrae nella sabbia appena il subacqueo frettoloso si avvicina senza cautela, presumibilmente è capace di nuotare letteralmente nel sedimento e allontanarsi in maniera considerevole dal possibile pericolo.

Sovrani incontrastati di questi fondali sono tracine, pesci lucertola e pesci prete, terribili predatori che restano molto spesso infossati nel sedimento, cacciano all’aspetto, attendendo che una piccola e sventurata preda gli passi a tiro, a quel punto spalancano le enormi bocche rivolte verso l’alto divorando interi i malcapitati.

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Pesce lucertola (Synodus saurus)

Sicuramente fra questi il più peculiare, proprio perché ha evoluto all’estremo le caratteristiche del tipico predatore di sabbia, è proprio il pesce prete (Uranoscopus scaber), questo pesce possiede all’interno della bocca una sorta di esca finta che simula un piccolo anellide di sabbia, serve ad attirare i pesci che in maniera quasi infallibile cadono nella trappola mortale. Non tutti sanno che questo pesce è capace di generare piccole scariche elettriche, infatti, è dotato di un organo acustico, una sorta di forma arcaica degli organi elettrici di altre specie di pesci, capace di generare sia impulsi acustici che elettrici.

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Capo del pesce prete (Uranoscopus scaber)

L’attività elettrica mostra due schemi temporali:

  1. Scariche di breve durata (millisecondi) indotte come riflesso ad una stimolazione meccanica.
  2. Scariche di lunga durata (alcuni secondi) osservate solo durante il periodo riproduttivo estivo.


Attività di scarica spontanea a basse frequenze (5-10 Hz) avrebbe un dimorfismo sessuale nell’ampiezza della scarica.

Ben più potente, e più nota, è la scarica elettrica della torpedine (Torpedo torpedo) pesce cartilagineo che vive e caccia su fondali sabbiosi e fangosi.

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Torpedine ocellata (Torpedo torpedo)

Altri abitanti comuni di questi peculiari ambienti sono le triglie, di giorno analizzano costantemente il fondo con i barbigli in cerca di piccoli invertebrati da scovare nel sedimento, di notte cambiano livrea, indossano uno splendido pigiama e rimangono a sonnecchiare poggiate sul fondo, sarà quello il momento per il fotosub per cogliere  splendide foto ravvicinate di questi pesci.

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Triglia di scoglio (Mullus surmulentus)

Sui fondi mobili si aggirano anche dei pesci estremamente inconsueti, le gallinelle (famiglia Triglidi), queste hanno adattato un metodo di locomozione tanto peculiare quanto inconsueto, tre raggi delle ampie pinne pettorali sono liberi e la galinella li utilizza come delle zampette per camminare lentamente su fondi a granulometria medio fine, se spaventate aprono le enormi pinne pettorali, simili ad ali, sfoggiando tutta la loro bellezza. 

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Gallinella (Chelidonichthys lucerna)

Le specie che si possono incontrare su fondali sabbiosi e fangosi, anche a bassa profondità, sono davvero infinite, elencarle tutte con tutti i loro splendidi e inconsueti adattamenti sarebbe lunghissimo, sicuramente è molto meglio, adesso che sappiamo che sono ambienti ricchissimi di vita, armarci della nostra macchina fotografica o più semplicemente di un grande spirito di osservazione ed esplorare questi universi, spesso poco considerati o dileggiati dalla maggior parte dei sommozzatori.

 

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