L’altro Stretto, ovvero il “Mare di Domy”

foto e testo di David Salvatori

Ponte del 2 Giugno, un’occasione grandiosa per un week-end lungo e tante belle immersioni! Eppure sono indeciso, sono quasi sei mesi che la mia sinusite cronica mi impedisce di andare sott’acqua, non mi sento ancora del tutto a posto ed i tanti impegni di quest’ultimo periodo mi hanno provato, creandomi una sorta di blocco psicologico nei confronti di qualsiasi attivita’ faticosa.

Mia moglie Cristina, solitamente prudente e non incline alle sfacchinate, questa volta mi scuote: “David e’ ora di tornare in acqua!” Rompo quindi gli indugi e mi metto alla ricerca della nostra destinazione, le previsioni meteo suggeriscono di spostarsi verso Sud, dove ho molti amici che non vedo da tempo, ma lo svuotamento totale di stimoli per la fotosub seguito al grosso sforzo profuso nella produzione del mio libro mi stimola a cercare qualcosa di nuovo.

Subito mi viene in mente Domenico (detto Domy) Tripodi, titolare del Ficarella Diving Club a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria. Domy e’ un istruttore NASE e la sua passione e’ il Mare e la fotografia subacquea. Ho conosciuto Domy su Facebook qualche tempo fa ed ho sempre seguito con molta ammirazione il suo lavoro fotografico, fatto di scatti belli, puliti, ben composti, d’impatto. Ancora maggior ammirazione mi suscita il fatto che la quasi totalita’ dei suoi scatti siano stati realizzati con una compatta ed un uso molto limitato degli strumenti di post-produzione.

Contatto Domy per organizzare, e lui mi avverte subito che negli stessi giorni sara’ impegnato con un folto gruppo di sub romani, quindi non potra’ seguirmi con attenzione particolare. Apprezzo la sensibilita’ dimostrata da Domy ma decido di partire ugualmente.

Il 2 Giugno la sveglia suona molto presto per evitare il traffico vacanziero, la Salerno-Reggio Calabria finalmente quasi del tutto completata fila via senza intoppi e nel primissimo pomeriggio arrivo a Saline Joniche. Saline Joniche è una frazione costiera del comune di Montebello Jonico, in provincia di Reggio Calabria. Subito mi colpisce la tranquillita’ del luogo, il silenzio, e la luce forte e satura, tipica del sud Italia, che conferisce ai luoghi un aspetto selvaggio e vacanziero.

Arriviamo al diving dove Domy ci attende insieme a sua moglie Giuditta; l’area del diving e’ molto comoda, e’ una sorta di giardino recintato dove sono presenti l’ufficio, le aree di ricarica delle bombole e di risciacquo dell’attrezzatura, i servizi e soprattutto un’ampio spazio dedicato alla convivialita’, dove si può chiacchierare e rilassarsi tra un tuffo e l’altro.

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Domy e sua moglie Giuditta al Ficarella diving di Saline Joniche insieme al loro cane Kyrah

Ed e’ quest’ultimo l’aspetto che mi affascina sin da subito, il modo in cui Domy fa ed intende la subacquea e’ in perfetta comunione con il luogo. La sua filosofia invita al relax ed a godere dell’immersione ancor prima di immergersi, trasformando i momenti di preparazione in una sorta di liturgia profana. Arriviamo e la prima cosa che Domy fa e’ invitarmi a sedere, offrendomi una birra ghiacciata. Una manna per me che, dopo 6 mesi di stop ed un periodo pieno di impegni, di tutto ho bisogno meno che di stress. I punti di immersione dove Domy accompagna i suoi clienti sono sparsi lungo il litorale della provincia di Reggio Calabria, partendo da Scilla, passando per Reggio città e poi giù fino a Saline, e sono tutte immersioni che vengono effettuate da terra senza l’ausilio di imbarcazione. La logistica tipica di queste immersioni prevede che si carichi tutte le attrezzature al diving e poi ci si sposti in auto verso il sito prescelto. I tempi di percorrenza variano a seconda delle distanza e del traffico, ma si va dai 40 minuti per guidare fino a Scilla fino ai pochi minuti necessari per raggiungere i siti di Saline. Domy comunque opera principalmente in costa Jonica nei dintorni di Saline, dove tutti i punti d’immersione sono facilmente raggiungibili in pochi minuti.

Tutti i siti riservano soddisfazioni e sorprese sempre diverse, e confermano la straordinaria biodiversita’ e salute di questo Mare. Ecco quindi la filosofia di Domy: privilegiare la qualita’ alla quantita’, senza cadere nella tentazione della subacquea industriale fatta di tappe forzate e tempi ristretti. Tuffarsi solo per tuffarsi, pianificazioni serrate e gruppi folti sono logiche che Domy aborrisce e lascia ad altri, invitando invece a venire al Ficarella diving e rilassarsi, parlare, condividere racconti ed esperienze prima di godere insieme delle meraviglie del “suo Mare”.

Eh si, perche’ Domy chiama il Mare di Saline “il suo Mare”, con un riferimento alla scelta che lui e sua moglie Giuditta hanno fatto con il cuore, decidendo di trasferirsi da Reggio Calabria in questo piccolo centro per sfuggire alla confusione e lo stress della grande citta’. Ora abitano qui a Saline da qualche anno, la loro casa guarda direttamente la spiaggia ed il Mare. Domy con un filo di orgoglio ama ripetere che certe sere, se in TV non c’e’ nulla, prende la bombola e si tuffa.

Ed in effetti questo e’ un Mare diverso rispetto ai grandi palcoscenici subacquei rocciosi ed impervi di Scilla e della Costa Viola, dove l’acqua cristalliana ci invita a volare fra scogli, montagne e foreste foltissime di paramuricee colorate: il Mare di Domy ci racconta di una morfologia diversa, un’ambientazione alternativa dello Stretto dove fondali sabbiosi e fangosi ci portano alla ricerca ed alla scoperta di un numero vastissimo di soggetti di importante valenza biologica, come il portfolio di fotografie subacquee di Domy ci ha mostrato in questi anni.

Sono affascinato dalle foto di Domy, sono affascinato dai racconti dei suoi incontri, decido quindi di chiedergli subito un’immersione notturna. Domy mi asseconda e mi propone il sito di Occhio di Pellaro, uno dei suoi posti preferiti, dove in notturna si possono avvicinare i pesci trombetta. Ma prima dell’immersione notturna abbiamo tutto un pomeriggio da vivere, Domy mi propone una breve gita a Pentidattilo, il borgo arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome: penta + daktylos = cinque dita.

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Vista di Pentidattilo e del Monte Calvario

 

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Il Mar Jonio visto da Pentidattilo

Fino a pochi anni or sono quasi del tutto abbandonato, il borgo noto per la Strage degli Alberti (riportato alla luce dal romanzo di Andrea Cantadori “La tragedia di Pentidattilo”) sta ora risorgendo grazie alla nascita di una serie di attività di artigiani locali. Pentidattilo e’ anche tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale, ed inoltre ospita tra Agosto e Settembre il Pentidattilo Film Festival, festival internazionale di cortometraggi.

Dopo la visita al museo, dove tra gli oggetti di uso quotidiano della popolazione locale spicca uno splendido telaio di fine 800 usato dalle donne locali per la filatura della fibra vegetale ricavata dagli steli delle ginestre, torniamo al diving. Siamo all’imbrunire e sono impaziente di tuffarmi nel “Mare di Domy”.

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Le ginestre di Pentidattilo, sullo sfondo il profilo del borgo e del Monte Calvario al tramonto

Come detto, la nostra immersione sara’ caratterizzata principalmente dall’avvistamento del pesce trombetta, il Macroramphosus scolopax che vive solitamente tra i 100 ed i 250 mt di profondita’, ma che in questo tratto di mare viene invece osservato a quote insolitamente basse, complici le forti correnti che rimescolano continuamente acque di profondita’ e di superficie. Raggiungiamo in pochi minuti il sito di immersione, una via interna della frazione di Pellaro che divide la strada e le case dalla spiaggia. Ci prepariamo comodamente sfruttando il muretto di separazione fra la strada e la spiaggia ed in pochi metri raggiungiamo l’acqua, camminando comodamente tra file di barche di legno in secca sulla sabbia.

Un’ora di immersione strepitosa! Avvistiamo come promesso da Domy i trombetta, placidi e facilmente avvicinabili. I trombetta sono solitamente organizzati in piccoli gruppi fermi e riparati nei pressi di cime di boe, piccoli scogli o altri oggetti che forniscano punti di riferimento e protezione. La ruggine accumulata nei miei 6 mesi di stop si fa sentire, buco clamorosamente alcuni scatti ravvicinati di un gruppo di trombetta, ma poi prendo le misure e mi rifaccio con una mazzancolla, una giocosissima seppia, e dulcis in fundo uno splendido pesce civetta.

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Mazzancolla (Penaeus kerathurus)

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una bellissima e giocosissima seppia, sullo sfondo Domy con la sua Nikon D7200 in custodia Isotta

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Cristina interagisce con la seppia, che ricambia alle sue attenzioni docile e tranquilla

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ancora Domy, alle prese con uno splendido pesce civetta

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Pesce civetta (Dactylopterus volitans)

Questa immersione mi ha ricordato molto, per morfologia e tipologie di incontri, le magnifiche notturne di Cala di Puolo e Marina Grande di Sorrento. Non ci poteva essere ritorno migliore, ho rotto il ghiaccio ed ho ufficialmente ripreso un dialogo col mio amato Mare che solo ora mi rendo conto di aver interrotto per troppo tempo. Capisco inoltre pienamente ora perche’ le foto di Domy siano cosi belle: Domy e’ un subacqueo coi fiocchi, molto esperto e molto capace. Sott’acqua ne ho apprezzato la compostezza e l’estrema reattivita’, quella prontezza con cui riesce a cogliere gli straordinari momenti immortalati nelle sue splendide foto. Ci cambiamo rapidamente e ci dirigiamo al ristorante Naif di Saline dove l’amico Angelo Verduci, campione mondiale ed europeo di pizza, ci fa assaggiare le sue strepitose ed originalissime pizze.

Arriva il 3 Giugno, con Cristina decidiamo di riposare per riprenderci dal lungo viaggio del giorno precedente. Domy e’ impegnato col gruppo di sub romani che hanno chiesto di immergersi a Scilla quindi l’accordo e’ di ritrovarci nel tardo pomeriggio per rifare, su mia richiesta, la notturna di Pellaro. Gli scatti dei trombetta, sfocati e sovraesposti, urlano vendetta, devo tornare a finire il lavoro! Questa volta non sbaglio e porto a casa gli scatti che volevo, ma oltre a riprendere il tipico banco di trombetta in acqua libera, mi imbatto in un esemplare incredibilmente collaborativo, riparato sotto una Pinna nobilis ricoperta di vermocani: la situazione e’ veramente singolare, composta da tre specie tipicamente mediterranee tutte insieme nello stesso fotogramma! Mi avvicino prudente per non perdere lo scatto ed il trombetta non si muove, dopo vari scatti arrivo addirittura con il mio minidome quasi a contatto con il pesce senza che questo mostri alcun timore o segno di allarme…incredibile!

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Pesci trombetta (Macroramphosus scolopax)

 

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Un pesce trombetta si ripara sotto una Pinna nobilis ricoperta di vermocani (Hermodice carunculata)

E per la serie incontri estremamente ravvicinati, subito dopo tento un altro scatto estremamente ravvicinato ad un pesce lucertola, enorme e completamente fuori dalla sabbia: e’ un esemplare splendido, mi avvicino lentissimo e con estrema circospezione, ben sapendo che tipicamente questi pesci schizzano via ben presto quando li si approccia. Inizio a scattare e mi avvicino, scatto ancora e mi avvicino, mi avvicino ancora di piu’ e….sento il mio minidome che tocca il muso del pesce senza che questo si sposti di un millimetro! Incredibile!

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Pesce lucertola (Synodus saurus)

Completano la serata altri bellissimi incontri, tra cui un’enorme polpessa, un polpo in predazione di un Pagurus prideaux ed infine, dulcissimus in fundo, una splendida bavosa occhiuta!

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Polpessa (Callistoctopus macropus)

 

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Un polpo (Octopus vulgaris) preda un paguro della specie prideaux

 

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Bavosa occhiuta (Blennius ocellaris)

Usciamo dall’acqua euforici, e si sa l’euforia e la subacquea mettono appetito! Decidiamo quindi di concludere di nuovo la giornata dal simpaticissimo Angelo che ci fa provare un altro numero indefinito di pizze squisite.

4 Giugno, i sub romani sono partiti, ma ci ha raggiunto da Palermo Giovanni Ombrello che si unira’ a me e Domy nelle immersioni. Anche Giovanni, amante del Mediterranno e da anni responsabile di un Campus estivo di attivita’ subacquee all’isola di Linosa, e’ affascinato dalle immersioni nel Mare di Domy, tanto da considerare oramai Saline come una sua seconda casa. Oggi viaggiamo alla volta di Reggio Calabria, destinazione il Lungomare Falcomata’ definito dal Vate Gabriele D’Annunzio “il piu’ bel chilometro d’Italia”. Oggi vogliamo fotografare i cavallucci fra gli spirografi, Domy ci dice che la stagione e’ quasi conclusa ed i simpatici pesci si stanno disperdendo, soprattutto a causa delle attivita’ umane di preparazione dei lidi che prevede il riversamento in basso fondale, dove questi pesci sono soliti vivere, di notevoli quantità di sabbia.

Anche qui la logistica e’ comodissima, ci prepariamo al parcheggio, gli alberi ci garantiscono protezione dal sole forte e caldo mentre indossiamo le nostre mute stagne, ed il muretto che delimita il viale pedonale ci consente di indossare i gruppi con facilita’. Una scaletta ci conduce al lido ed in pochi passi siamo in acqua. Il paesaggio e’ lunare, il fondale sabbioso degrada rapidamente, di tanto in tanto si scorgono folti gruppi di spirografi tra i quali quasi subito individuiamo i nostri simpatici cavallucci.

 

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gruppi di spirografi nel tratto di mare antistante il Lungomare Falcomata’ di Reggio Calabria

Molti esemplari maschi sono “incinti”, e Domy intende tornare frequentemente nei prossimi giorni per tentare di riprenderne il parto. Alcuni esemplari nuotano placidamente a mezz’acqua per spostarsi da spirografo a spirografo, li seguiamo e cerchiamo, appiattendoci sul fondo sabbioso, di effettuare degli scatti che, grazie alla prospettiva estrema garantita dalle nostre lenti “fish-eye”, rappresentino il pesce fluttante nella colonna d’acqua. Il tutto operando attraverso un’interazione responsabile con l’animale, senza alcun contatto diretto o forzatura. Piu’ tardi avremmo letto su Facebook, proprio in relazione ad uno scatto fatto da Domy la settimana prima e rappresentante un cavalluccio che nuota senza alcun segno di stress nella colonna d’acqua, una assurda polemica sui “danni” che i fotosub arrecano alla fauna marina nella loro attivita’. Niente di piu’ lontano dalla figura di Domy, un amante vero del Mare, uno che il Mare lo frequenta da 30 anni e lo difendera’ sempre a spada tratta.

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un cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus) fra gli spirografi

 

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un cavalluccio nuota spostandosi da uno spirografo all’altro

L’immersione fila via veloce, un altro soggetto che avvisto, di solito molto raro e molto piu’ schivo alle mie latitudini, e’ il pesce pettine. Ce ne sono a decine, di varie taglie e dimensioni, i piu’ grandi tendono anche ad avvicinarsi, ed io mi mangio le mani perche’ la mia lente fish-eye non mi consente di effettuare uno scatto significativo, mentre se avvessi avuto invece un 105mm macro avrei realizzato delle riprese di grande impatto a pieno fotogramma. Sara’ per la prossima volta! Torniamo a Saline, e dopo una fantastica granita di gelsi con panna ed un corroborante pisolino pomeridiano ci prepariamo alla notturna. Questa volta il sito e’ Scoglio Bianco a Saline, pochi minuti di auto dal diving. Qui un’ampia spiaggia di ghiaia fine divide il parcheggio dall’acqua. Ci prepariamo e con stoica abnegazione attraversiamo la spiaggia con tutta la nostra attrezzatura indosso prima di tuffarci.

Una volta in acqua, pinneggiamo per attraversare un tratto di massi di cemento posti paralleli alla costa come frangiflutti. Subito dopo arriviamo in un’area dove una sorta di lungo scoglio a forma di gradino divide nettamente la zona di basso fondale da una piu’ profonda, caratterizzata da un’ampia spianata di sabbia modellata dalla risacca. Nelle insenature e nelle volte di quest’area rocciosa, troviamo tante spugne e coralligeno. Riprendo uno splendido bouquet di madrepore incastonato tra spugne arancioni coloratissime, e poi ancora un bellissimo cerianto, una seppia ben mimetizzata nella roccia ed un enorme granchio ricoperto di alghe.

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un cerianto (Cerianthus membranaceous)

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Un bellissimo bouquet di madrepora (Caryophyllia inornata) incastonata in una spugna arancione

L’immersione volge al termine quando vengo richiamato da Domy, che agita freneticamente la sua torcia per richiamare la mia attenzione: ha trovato a mezz’acqua un grosso esemplare di Salpa maxima! Il tunicato presenta, rispetto alla sua morfologia tipica, una sorta di lunga coda, un filamento che lascerebbe pensare ad un possibile inizio di una fase polimorfica.

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Salpa maxima

 

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Primo piano ravvicinato della Salpa maxima – all’interno del corpo del tunicato si intravedono degli anfipodi

Sicuramente una situazione molto singolare e molto affascinanante che rende quest’immersione e gli scatti effettuati di grande valore e soddisfazione. Ho difficolta’ con la mia torcia di puntamento, e senza volerlo monopolizzo la scena per tentare in tutti i modi la foto che ho in mente, inducendo i miei due compagni a lasciarmi li da solo non prima di avermi lanciato qualche maledizione. Infine, piu’ rassegnato che soddisfatto, abbandono anche io e concludo l’immersione. Sono stanco, ora percorrere il tratto di spiaggia diventa faticosissimo, arrivato finalmente alla macchina non vedo l’ora di spogliarmi e riporre tutta l’attrezzatura.

Ancora una volta abbiamo appuntamento da Angelo al Naif, Cristina ha impudentemente lanciato una sfida culinaria al campione del mondo di pizza e quindi stasera si cimentera’ in una delle sue specialita’, la carbonara! Arriviamo al ristorante e Cristina si infila rapida in cucina, Angelo ha procurato tutti gli ingredienti, uova, pepe ed il “buccularu”, una versione calabrese molto saporita del guanciale. Mentre Cristina opera, tutti noi sbraniamo due teglie di gnocchi fritti con relativo assortimento di affettati.

Arriva infine la carbonara, Angelo sancisce l’effettiva bonta’ della versione preparata da Cristina! La sfida e’ vinta!

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Cristina ed Angelo preparano le uova per la carbonara

5 Giugno, ultimo giorno: oggi ci ha raggiunto al diving Francesco Turano, rinomato biologo marino che qui da Domy e’ di casa. Arriva anche la simpaticissima Maria Gigliozzi con il suo amico Michele.

Inizio a scambiare quattro chiacchiere con Francesco, parlando di Mare e di fotografia. Anche con Francesco il primo contatto e’ avvenuto tramite Facebook, quindi e’ impossibile non sorridere insieme su quello che e’ oggi l’universo dei social network e l’influenza che questi stanno avendo nella diffusione della fotografia subacquea. Discutiamo anche in maniera leggera e scanzonata delle esagerazioni e le storture che una diffusione cosi rapida ed ampia puo’ comportare. Francesco, da sempre ambasciatore di una fotografia senza fronzoli e senza ammiccamenti, lancia in particolare il suo simpatico anatema sugli snoot, quella variegata sorta di coni di plastica o metallo usata ed abusata dai fotosub per concentrare la luce del flash fino ad ottenere un effetto illuminazione ad “occhio di bue”. Mi assalgono imbarazzo ed una specie di groppo alla gola, proprio nell’immersione che stiamo per fare insieme ho intenzione di riportare in acqua il mio snoot Retra, che non uso da molto tempo, per riprenderci un po’ la mano in vista del mio viaggio estivo a tutta macro nelle Filippine! Tento di perorare la causa degli snoot attribuendo all’oggetto utilita’ biologica (in effetti sono utili per isolare un soggetto da un fondo eterogeneo senza doverlo spostare). Francesco annuisce non troppo convinto, forse per non farmi dispiacere!

L’immersione di oggi e’ la stessa di ieri sera, lo Scoglio Bianco di Saline. Ci prepariamo e prima di partire Francesco mi consiglia di soffermare la mia attenzione sulla vastissima prateria di Acetabularia (alga nota anche come “ombrellini di mare”) che ricopre l’area degli scogli frangiflutti. Stimolato da Francesco, mi soffermo sul soggetto, cerco di isolare con il mio snoot alcuni cappelli di questa curiosa alga, e poi riprendo vari esemplari di pesce scaro (pappagallo) che vagano nella prateria di acetabularia spiluccandone qua e la’ gli steli.

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Gli ombrellini di mare (Acetabularia acetabulum)

 

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piccoli pesci pappagallo (Sparisoma cretense) nuotano nella prateria di alga Acetabularia

Continuo la mia immersione, con Cristina individuiamo uno splendido esemplare di nudibranco, il Platydoris argo, specie comune ma comunque abbastanza localizzata. L’animale e’ di dimensioni notevoli, mi soffermo con una foto di dettaglio sullo splendido ciuffo brachiale.

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Platydoris argo

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dettaglio del ciuffo brachiale del Platydoris argo

Dopo aver abbozzato qualche altro scatto con lo snoot (con risultati da non far vedere a Francesco!), ci dirigiamo verso la spiaggia. Oramai questo bellissimo week-end volge al termine.

Torniamo al diving, ci concediamo ancora un tempo molto lento per risciacquare l’attrezzatura e continuare le nostre belle chiacchierate con Domy e Giuditta. Mentre attendiamo che tutto si asciughi, ci lasciamo andare all’ultimo strappo alimentare, uno stupendo aperitivo al bar del paese. Tra una pizzetta e l’altra, Domy mi racconta di tutto quello che il “suo Mare” ha ancora da raccontare, e mi invita a tornare in Settembre per delle immersione particolari, piu’ impegnative e piu’ profonde, alla scoperta di alcune eccezionali singolarita’ biologiche.

Come dire di no? L’appuntamento e’ fatto! Ci rivedremo sicuramente, nel frattempo faccio i miei complimenti a questo stupendo ragazzo di Calabria ed alla sua fantastica moglie! Cristina ed io adoriamo il  loro modo di vivere il Mare, e condividiamo in pieno la loro idea di equilibrio della vita. Quell’affinità di spirito ed intenti intuita tramite i social e’ stata ampiamente confermata da questa stupenda esperienza. Grazie Domy e Giuditta! A presto!

 

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