La Grotta della “Corvina”

A pochi minuti di navigazione dal porticciolo di Marina della Lobra a Massa Lubrense, è possibile raggiungere la bellissima Cala di Mitigliano, una insenatura delimitata da entrambi i lati da rocce alte e a picco di origine calcarea che si trova all’interno dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, tra Punta Baccoli e Fossa Papa. All’interno della baia, raggiungibile anche da terra percorrendo un ripido sentiero tra oliveti e piante tipiche della macchia mediterranea, è presente una piccola spiaggia ciottolosa, con vista mozzafiato sull’isola di Capri, molto amata dagli abitanti locali per le sue pulitissime acque.

La Cala di Mitigliano

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l’Isola di Capri vista dall’interno della baia

All’interno della baia è possibile effettuare diverse immersioni guidate con gli istruttori dei diving center autorizzati mentre, solo per i più esperti, è imperdibile la visita alla Grotta di Mitigliano, lungo il costone sinistro. L’anfratto, formatasi grazie ad una sorgente d’acqua dolce, costituisce una forte attrattiva per coloro che desiderano fare immersioni e foto subacquee in ambiente oscuro. Ad un centinaio di metri dalla punta si trova infatti una piccola grotta emersa che consiste in una sala semicircolare del diametro di circa 5-6 metri.  Al di sotto di essa, a circa 15 metri di profondità, si trova l’ingresso della caverna subacquea lunga circa 100 metri, scoperta nei primi anni ’70 dai miei genitori, Enrico e Maria Rosaria Gargiulo insieme al fraterno amico Virgilio Liguori.
Ingresso della grotta con ripple marks sul fondo

Ingresso della grotta con ripple marks sul fondo

 

Grotta di Mitigliano (Costa Sorrentina)

Disegno della Grotta di Mitigliano

Durante una delle prime immersioni di esplorazione della cavità, scoperta casualmente durante una battuta di pesca, i tre subacquei si imbatterono in una nutrita famiglia di corvine (Sciena umbra) che stazionava indisturbata all’interno della grotta, alcuni esemplari di grandi dimensioni si lasciavano avvicinare e fotografare senza timore; fu così che la “battezzarono” Grotta della Corvina. Le immersioni si susseguirono incessanti e per lungo tempo la grotta fu esplorata solo dagli scopritori che ne mantennero per qualche anno segreta l’ubicazione. Inevitabilmente, con la divulgazione delle immagini degli organismi bizzarri che venivano osservati nel buio totale delle sue viscere e la crescente diffusione dell’attività subacquea in quegli anni, la grotta divenne conosciuta e oggetto di studi universitari per l’enorme ricchezza di organismi che vi si rinvengono.

Giovane esemplare di corvina

Giovane esemplare di corvina

L’ingresso si presenta come una fenditura triangolare abbastanza ampia che si apre in parete tra i -5 e i -10 metri di profondità e si insinua all’interno della roccia, sviluppandosi in un tunnel per oltre 80 metri, fino a raggiungere la profondità massima di -16 m. Il corridoio è largo oltre 3 metri, con pareti alte circa 7 m, ricche di popolamenti sciafili, in cui abbondano spugne, madrepore, briozoi, serpule e minuscoli brachiopodi (Neocrania anomala); il fondo è costituito da sabbia bianca grossolana mista a sedimento fine che forma ondulazioni (ripple marks); è quindi buona norma pinneggiare ad una certa distanza dal fondo onde evitare l’intorbidamento dell’acqua. In questa zona è possibile incontrare nuvole di piccoli crostacei Misidiacei che sono preda dei re di triglie (Apogon imberbis) ed altri predatori che trovano rifugio all’interno della caverna.

Sulle pareti è frequente l’incontro di altri crostacei, come il gambero maggiore (Palaemon serratus) con le inconfondibili striature ed il granchio facchino (Dromia personata) ma a volte sono presenti anche piccole aragoste (Palinurus elephas) e parapandali (Plesionika narval)  Nelle nicchie e negli spacchi più oscuri delle pareti si possono osservare sia il granchio rosso delle grotte (Herbstia condylata) sia il gambero meccanico (Stenopus spinosus) sia il gambero vinaio (Gnatophillum elegans), ma anche piccoli scorfani (Scorpaena notata, S. maderensis) sciarrani (Serranus scriba), perchie (Serranus cabrilla) ed il raro ghiozzo leopardo (Gobius ephippiattus). Fin qui la grotta è accessibile alla maggior parte dei subacquei, a circa 50 metri dall’ingresso invece, la grotta si restringe in un basso passaggio ad arco, alto circa 1 m, da attraversare con cautela e senza sollevare pulviscolo; oltre questo angusto punto di passaggio, il tunnel prosegue con una camera in cui dal sedimento si ergono esili e diafane attinie rosa, dai lunghi gambi e dai tentacoli sottilissimi: sono esemplari della rara specie Alcampoides purpurea che si nutrono soprattutto di misidiacei. Non appena vengono illuminati dalle torce subacquee si ritirano nel sedimento.

In questa area, totalmente oscura, si rinvengono rarissime specie abissali, piccoli pesci come le brotole nere (Oligopus ater) ma anche spugne ancestrali come la Petrobiona massiliana, sulle pareti ormai quasi completamente prive di copertura biologica, spicca la presenza del raro anemone Telmatactis forskali. In questa zona della grotta l’idrodinamico è scarsissimo, la visita dei subacquei provoca certamente uno sconvolgimento al delicato habitat (spesso si osserva la stratificazione dell’acqua a diversa densità) per cui è raccomandata la massima cautela nei movimenti ed una scarsa numerosità di visitatori.

Il ritorno verso l’ingresso del tunnel viene effettuato ad una quota meno profonda e prevede la visita di due camini che si aprono sulla volta della in prossimità della parete destra nella penultima camera e poco dopo il passaggio ad arco; entrambi terminano in piccole campane emerse di una decina di metri di circonferenza, con le pareti ricoperte da variegate concrezioni di alabastro. Non è raro incontrare in questo punto grandi esemplari di corvina ma anche altri pesci che entrano nella grotta per trovare riparo come torpedini, pesci balestra e spigole. Sulla volta della grotta, in prossimità dell’uscita, è possibile incontrare varie specie di cipree, granchi facchini e gamberi meccanici, in questa zona della caverna è possibile osservare molti madreporari ed i rari brachiopodi, visibili però solo all’occhio esperto.  Non resta che fuoriuscire all’esterno ed ammirare la ricchezza di popolamenti coralligeni che ricopre le pareti dell’avangrotta.

E’ interessante visitare anche l’area antistante l’ingresso della caverna, tra i massoni presenti sul fondo sabbioso è possibile incontrare qualche cernia e molti saraghi. Osservando bene tra i rami di alcune gorgonie gialle Eunicella cavolinii è possibile incontrare anche alcuni esemplari di Simnia spelta. Proseguendo qualche metro sulla destra in direzione di Punta Baccoli, si può visitare anche una profonda spaccatura, adornata di margherite di mare e qualche spirografo. Interessate poi l’esplorazione del sabbione che si trova al centro della baia, dove è possibile incontrare mormore, tordi grigi, pesci civetta, pesci pettine, triglie, rombi, sogliole e tracine.

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