La doppia esposizione nella fotografia subacquea

Testi e foto di Adriano Morettin

Adri con snoot RetraCos’è l’esposizione multipla:

Prima di iniziare a parlare di esposizione multipla è necessario fare una doverosa ed indispensabile precisazione.

Vi sono due modi per ottenere due o più esposizioni su un fotogramma:

– il primo è quello descritto in dettaglio nel presente articolo ed è l’unico che consente di ottenere un unico file RAW unendo le esposizioni prescelte prima di effettuare gli scatti fotografici come se fosse stato eseguito un unico scatto;

– il secondo è conseguente all’unione mediante la funzione “sovrapposizione immagini”  dal “menu di ritocco” della fotocamera (che può essere fatta anche a tavolino e a distanza di tempo) di due scatti fotografici, ognuno dei quali ha generato un file RAW diverso, eseguiti anche in tempi diversi e non consecutivi (quindi con la possibilità di spegnere e riaccendere la fotocamera e volendo di cambiare obiettivo) ma ottenendo così un file RAW che avrà nei suoi dati Exif la traccia non cancellabile di questa operazione.

N.B. Faccio sempre riferimento alle funzioni contenute nella fotocamera Nikon D800E che sono eguali o molto simili a quelle delle fotocamere Nikon di alta fascia. Non conosco le caratteristiche delle altre marche e modelli di fotocamere con le quali peraltro mi risulta si possano fare le stesse operazioni.

L’esposizione multipla che tratteremo di seguito prevede l’unione di due o più scatti fotografici eseguiti consecutivamente con la stessa macchina fotografica e lo stesso obiettivo attivando la funzione “esposizione multipla” dal “menu di ripresa” della fotocamera, funzione che permette di realizzare un numero di scatti, che possono essere da un minimo di due ad un massimo di dieci, sovrapponendoli e creando un unico file RAW il quale è assolutamente identico, anche nei suoi dati Exif, ad un file RAW di una foto eseguita con un unico scatto.

Adriano Morettin photo

La condizione primaria ed essenziale per ottenere questo tipo di esposizione multipla è quella che tra uno scatto e l’altro la fotocamera non può essere spenta e riaccesa pena l’annullamento dell’operazione impostata.

Si possono variare i tempi di esposizione e l’apertura del diaframma ma non si possono modificare i valori di tutte le altre funzioni quali sensibilità ISO, bilanciamento del bianco, compensazione dell’esposizione, ecc.

Infine è assolutamente indispensabile impostare, prima di ogni serie di scatti, la funzione “esposizione multipla” nel “menu di ripresa” della fotocamera e all’interno di questa funzione scegliere il “numero degli scatti” che si vogliono sovrapporre nonché il “guadagno automatico” che bilancia un po’ l’esposizione dei singoli scatti in fase di unione, cosa che personalmente sconsiglio e vedremo poi perché.

NB: Solo questo tipo di esposizione multipla è accettato e chiaramente descritto nel regolamento dei più importanti concorsi internazionali di fotografia naturalistica e/o subacquea quali il Wildlife Photographer of the Year del Natural History Museum of London, il GDT European Wildlife Photographer of the Year, il Memorial Maria Luisa,  Asferico ed altri.

Adriano Morettin photo

 

La doppia esposizione nella fotografia subacquea:

Mi limiterò a trattare solo la doppia esposizione nella fotografia subacquea e non le esposizioni multiple fatte unendo tre o più scatti perché ritengo che sia sufficientemente formativo illustrare questa tecnica che contiene di per sé tali e tante difficoltà di esecuzione da scoraggiare chiunque a cimentarsi nel realizzare fotografie subacquee con esposizioni di più di due fotogrammi.

Perché:

I motivi che ci inducono ad utilizzare questa tecnica sono legati al gusto estetico e alla vena creativa di ciascun fotografo e sono finalizzati ad ottenere un’immagine che altrimenti sarebbe impossibile ottenere con un unico scatto. E’ quindi di determinante importanza l’abilità del fotografo nel realizzare una fotografia che nella sua complessità compositiva sia gradevole e non esageratamente artefatta, in modo da portare l’osservatore a considerarla a prima vista come il frutto di un singolo scatto.

La scelta dell’attrezzatura fotografica:

Anche qui mi limiterò a descrivere la doppia esposizione eseguita con obiettivi macro, tralasciando quella eseguita con i grandangolari che comporta maggiori difficoltà di realizzazione e che richiede perciò un lungo tirocinio preliminare con la macro.

Passiamo allora ad esaminare l’occorrente:

  1. macchina fotografica reflex che abbia nelle funzioni del suo menu la possibilità di eseguire l’esposizione multipla (da non confondere con la sovrapposizione di immagini);
  2. obiettivo macro (60, 105 o altri a seconda del o dei soggetti che mi appresto a fotografare);
  3. custodia subacquea per la macchina fotografica con relativo oblò piano per l’obiettivo macro prescelto, assicurandoci che la custodia abbia i pulsanti di comando e scelta delle funzioni del menu perfettamente funzionanti (non c’è nulla di più odioso e frustrante infatti di accorgersi sott’acqua che uno dei pulsantini non va ad agire perfettamente su un comando rendendo così vane le nostre più buone intenzioni di eseguire questa tecnica !!!);
  4. flash subacqueo di potenza sufficiente per eseguire scatti adeguatamente illuminati con lo snoot;
  5. braccetto/i per il flash snodato in due o tre settori sufficientemente lungo da consentire di posizionare il flash con lo snoot esattamente sopra il soggetto primario senza disturbarlo e consentendo di ottenere una snottata corretta nelle dimensioni dell’area illuminata;
  6. snoot di buona qualità che consenta di ottenere un’illuminazione corretta del soggetto primario e che sia dotato di luce di puntamento adeguata e di mascherine intercambiabili.

Ritengo che la qualità e la potenza del flash abbinato a quella dello snoot siano di fondamentale importanza per la riuscita di una corretta doppia esposizione !!!

Adri con custodia sott'acqua

Modalità di esecuzione:

La prima scelta.

Quando ci accingiamo a realizzare una fotografia subacquea con la doppia esposizione è prioritaria la scelta del soggetto che vogliamo immortalare, scelta che va fatta già in sede di preparazione della nostra attrezzatura fotografica in quanto determinerà il tipo di obiettivo che utilizzerò per fare la mia serie di foto. Infatti se il mio soggetto avrà dimensioni molto piccole, comprese tra uno e tre cm., oppure se sarà particolarmente schivo nel farsi avvicinare dovrò necessariamente utilizzare un obiettivo di focale maggiore, vedi 105 micro o similari. Mentre se il soggetto avrà dimensioni maggiori, comprese tra 4 e 10 cm., e se mi consentirà un avvicinamento maggiore potrò montare senza dubbio un obiettivo di focale più corta tipo 60 micro o similare.

A questo punto mi immagino la domanda del lettore: e se monto il 105 e poi non trovo il gamberetto che pensavo di immortalare ma mi trovo un nudibranco da 8 cm. ??

Purtroppo la risposta è quella che tutti sappiamo da quando fotografiamo sott’acqua: in mare non vi è mai alcuna certezza su cosa troveremo sotto la sua superficie e, consentitemi, è proprio questo il suo grande fascino !!!

Pertanto la conoscenza profonda del sito d’immersione e dei suoi abitanti nelle varie stagioni dell’anno risulta sempre un elemento determinante per la riuscita di questa tecnica.

Adriano Morettin photo

Il primo scatto

Trovato il soggetto che sarà il nostro attore principale possiamo iniziare a preparare il primo dei due scatti che andranno a comporre la nostra doppia esposizione.

Qui entra in scena lo snoot che avremo applicato al flash prima di entrare in acqua o comunque prima di avvicinarsi alla scena dove andremo ad operare. Questo per evitare di sollevare sospensione e/o per impaurire il soggetto principale con movimenti inconsulti.

Mi sembra ovvio che dovremo avere una buona dimestichezza con l’uso dello snoot altrimenti risulterà impossibile realizzare una doppia esposizione decente.

Dovremo a questo punto decidere se effettuare la doppia esposizione sul fotogramma in orizzontale o in verticale e quindi predisporre il flash con lo snoot alla distanza giusta dalla scena da inquadrare in modo da ottenere il primo scatto nella porzione di fotogramma che desideriamo.

Questa di tutta l’operazione è sicuramente la parte più complessa e più difficile in quanto dovremo fare alcune prove con lo snoot su un soggetto fittizio, spostandoci un po’ dalla scena principale, inserendo la mascherina che ci permetta di ottenere la snoottata che più si addice alla grandezza del soggetto principale ed alla distanza che vorremo o che saremo costretti a rispettare nell’effettuazione dello scatto.

janolus doppia esp.

Faremo una serie di scatti di prova utilizzando ovviamente la luce pilota e correggendo leggermente ogni volta la posizione del flash con lo snoot tramite piccoli spostamenti dei braccetti finche avremo trovato la posizione ottimale e a questo punto serreremo con forza i morsetti dei braccetti per evitare di perderla.

Non proviamo assolutamente ad utilizzare il flash con lo snoot a mano libera perché questa soluzione non ci permetterà poi di ripetere la stessa snoottata nelle serie successive, privandoci quindi della possibilità di effettuare quelle correzioni micrometriche della scena illuminata che sono quasi sempre necessarie durante una serie di doppie esposizioni.

Questa operazione richiederà molto tempo e molta pazienza soprattutto a chi non ha molta dimestichezza con l’uso dello snoot ma sarà indispensabile per garantire una buona riuscita della nostra doppia esposizione. Finché non ci si prende un po’ la mano e l’occhio ci possono volere dai dieci ai venti minuti per realizzare una corretto posizionamento dello snoot sul soggetto. Poi con la pratica tutto diventa più facile e più veloce.protula tubularia doppia esp.

Fatto questo ci avvicineremo con grande prudenza e circospezione al nostro soggetto principale e quando questo sarà illuminato dalla luce pilota faremo un paio di scatti di prova per vedere se l’immagine della snoottata sul fotogramma è corrispondente alle nostre aspettative, altrimenti provvederemo a fare dei piccoli aggiustamenti alla posizione del flash e dello snoot.

Personalmente consiglio di effettuare il primo scatto sul soggetto principale ad 1/250 f.22 a 100 Iso in modo da avere la parte del fotogramma non impressionata dalla snoottata completamente nera e priva di ombre provenienti dalla scena non illuminata, ombre che se ci troviamo in una zona molto illuminata dal sole spesso compaiono ugualmente costringendoci a ridurre il tempo di scatto fino ad 1/320 ed a chiudere ulteriormente il diaframma ad f.32.

A questo punto siamo pronti per realizzare quello che sarà il primo scatto della nostra doppia esposizione ma prima di farlo DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE RICORDARCI di inserire nel “menu di ripresa” della nostra macchina fotografica la funzione “Esposizione multipla” cliccando su “SI (singola foto)”, “numero di scatti 2” e lasciando su off il guadagno automatico, questo perché altrimenti la macchina compenserà automaticamente  l’esposizione dei due scatti creando fastidiose ombre e sovrapposizioni delle due scene.

A conferma che avremo inserito correttamente la funzione dell’esposizione multipla comparirà nello schermo superiore della nostra fotocamera un simbolo che raffigura due riquadri sovrapposti (faccio sempre riferimento alla Nikon D800E).pericl. su stella rossa doppia esp.

 

Il secondo scatto.

Fatto il primo scatto e verificato che questo corrisponda alle nostre aspettative nella composizione dell’immagine avremo realizzato la parte più complicata e difficile della nostra doppia esposizione, ammesso che con il secondo scatto ci siamo prefissati di inserire il sole ripreso da sotto la superficie. Se invece con il secondo scatto vogliamo inserire nel fotogramma un altro soggetto principale allora avremo compiuto metà dell’opera perché si tratterà di ripetere quanto realizzato con il primo scatto.

Adriano Morettin photo

Ma ammettiamo che nel nostro progetto vi sia l’inserimento dei raggi solari ripresi da sotto la superficie del mare, cosa che avviene nella maggioranza dei casi per creare una fotografia che nella sua composizione sia gradevole e non esageratamente artefatta.

A questo punto dovremo allontanarci di qualche metro dalla scena primaria con grande cautela in modo da non sollevare sospensione e da non spaventare il nostro soggetto principale che ci dovrà fare da primo attore anche per le serie successive di scatti.

bav. cornuta doppia esp.

Per realizzare il secondo scatto quanto tempo avremo prima che la funzione “Esposizione multipla” si annulli ??

Il tempo che noi già in fase di preparazione della fotocamera all’asciutto avremo inserito nel “menu personalizzazioni”  nel set C “Timer/Blocco AE” alla casella c2 “Ritardo disattivaz. esposimetro”, tempo che io tengo fisso in un minuto ma che per i meno esperti consiglio di fissare in 5 minuti, ricordandosi peraltro che questo comporta un leggero aumento del consumo della carica della batteria. Ricordiamoci inoltre che il timer parte dal momento in cui attiviamo la funzione “Esposizione multipla” e quindi comprende anche il tempo che avremo impiegato per fare il primo scatto.

Adriano Morettin photo

Dopo che ci saremo allontanati dalla scena primaria provvederemo a cambiare il tempo di esposizione e l’apertura del diaframma, riducendoli drasticamente fino a valori compresi tra 1/2000 e 1/5000 per i tempi e f.32 per il diaframma. La scelta sarà in funzione della nostra distanza dalla superficie e dall’intensità dei raggi solari. E’ buona norma provare a fare un paio di scatti ai raggi solari prima di iniziare la doppia esposizione in modo da non sprecare buoni scatti primari con sovraesposizioni esagerate del secondo scatto.

Inquadreremo quindi i raggi solari posizionandoli nella parte del fotogramma non impegnata dal primo scatto e scatteremo solo quando saremo sicuri di averli perfettamente a fuoco, cosa non proprio semplice soprattutto in presenza di acque non limpide.

Dopo aver verificato la riuscita o meno della nostra doppia esposizione ripeteremo l’operazione ……se ne avremo ancora voglia e considerando che nell’arco di un’ora d’immersione se riusciremo a fare cinque serie buone potremo essere ampiamente soddisfatti.

periclimenes su foglia doppia esp.

Conclusioni

Mi auguro di aver contribuito con questo articolo a chiarire i vari aspetti delle procedure atte ad ottenere questo tipo di doppia esposizione che molto spesso viene snobbata o peggio viene considerata come qualcosa di poco corretto o di artificiale.

Questa è una tecnica che richiede grande conoscenza e rispetto dell’ambiente marino e dei suoi abitanti, tantissima dedizione, pazienza e dimestichezza con l’attrezzatura, ma che permette di ottenere immagini che esaltano la bellezza di questo elemento a noi così caro.

Se dopo aver letto queste righe ed aver visto le mie foto anche uno solo di Voi si sentirà stimolato a provare questa tecnica io avrò raggiunto il mio obiettivo.

 

 

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