In pochi centimetri d’acqua a caccia di bavose – Blennidi superficiali del Mediterraneo

Sin da bambino una delle mie famiglie di pesci preferite è sempre stata quella dei Blennidi, volgarmente dette bavose, le catturavo le osservavo e poi le rilasciavo nel loro ambiente!

Raramente nel parlare comune si fa differenza fra una e l’altra specie e da bambino mi ero creato un bestiario tutto mio dove ogni specie aveva i suoi nomignoli, così c’era la Bavosa vorace, quella aggressiva ecc. Per un periodo ho posseduto anche un piccolo acquario che durante i mesi invernali mi permetteva di osservarle per ore.

Con il passare del tempo e con l’età adulta ho sostituito il retino per catturare le bavose con la mia fida macchina fotografica e ho passato moltissime ore con la pancia sugli scogli sballottato dalla risacca per osservare e fotografare al meglio questi splendidi pesci nel loro ambiente naturale.

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Ambiente roccioso ricco di alghe a bassa profondità, ideale per la ricerca di blennidi

I Blennidi (Blenniidae) sono una famiglia di pesci ossei bentonici, che vivono sul fondo, questo stile di vita ha fatto si che questi nel tempo abbiano completamente perso la vescica natatoria, ebbene sì, a differenza di molti altri pesci le bavose non hanno quello strumento che gli permette di regolare la spinta idrostatica, sono come lo snorkelista abbarbicato agli scogli per osservarle, non hanno bisogno del giubbetto equilibratore come il resto dei sommozzatori.

La maggior parte delle specie vive in zone di marea, letteralmente si ancorano al fondo grazie alle pinne ventrali o pelviche, che sono ridotte e si trovano davanti alle pettorali, queste sono usate come un puntello per resistere al moto ondoso. Gli adattamenti per resistere ai marosi non si fermano qui, infatti, le specie che vivono nei pressi della superficie hanno un corpo piccolo, sottile e allungato, che offre poca resistenza alle onde, inoltre molte specie hanno sviluppato corti e resistenti raggi ossei nelle pinne pelviche e nell’anale, che uniti ai raggi inferiori delle pinne pettorali e puntellate a dovere danno un punto di appiglio solido nei piccoli anfratti rocciosi battuti dai flutti.

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Una piccola bavosa sfinge, si ancora grazie alle pinne al substrato

Il nome vernacolare di Bavose è dovuto a una caratteristica particolare, questi pesci hanno perso le scaglie e per difendere la pelle secernono una grande quantità di muco che le rende molto viscide, questo muco permette ad alcune specie di poter stare all’asciutto per un po’, inoltre è utilissimo per la protezione da agenti infettivi, parassiti e da lesioni da sfregamento contro gli scogli.

Altre caratteristiche anatomiche, comuni a tutte le specie di questa famiglia, sono la pinna dorsale unica e lunghissima, estesa per tutta la lunghezza del corpo, e i tentacoli cefalici, presenti in quasi tutte le specie, che li fanno apparire pesci “cornuti”, questi spesso si allungano nei maschi riproduttivi (carattere sessuale secondario) e sono un particolare fondamentale per il riconoscimento delle varie specie.

Gli occhi grandi sono posti nella parte superiore del capo e possono essere orientati anche in direzioni diverse dando spessissimo, a questi simpatici pesci, un’espressione strabica.

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Una Bavosa rugginosa, Parablennius gattorugine, particolare degli occhi orientati diversamente

In questi pesciolini è il maschio a prendersi cura della futura prole, spesso aspettano che la femmina deponga le uova all’interno di un foro nella roccia o in una conchiglia vuota, per poi fecondarle e proteggerle sino alla schiusa.

Sono pesci in generale curiosi non molto timidi, le specie più schive, come la bavosa sanguigna (Parablennius sanguinolentus) necessitano di un po’ di attenzione nell’avvicinamento, bisogna che si adattino alla presenza del subacqueo.

In Mediterraneo questa famiglia consta di 19 specie tutte presenti nei primi 30 metri di profondità e adorano soprattutto i substrati duri, la maggioranza vive in pochissimi metri, tanto in superficie che molte sono poco fotografate dal fotosub medio.

Partendo già dalla superficie è possibile avvistare le prime specie, alcune si agitano poco sotto il pelo dell’acqua, ma una è capace di restare per diverso tempo in emersione sugli scogli, la bavosa galletto (Coriphoblennius galerita), si può trovare fino ad anche più di mezzo metro sopra il livello del mare. Questa specie pur non essendo l’unica a vivere nella zona di marea è la più adatta a restare in emersione con tutta una serie di adattamenti incredibili che possono far considerare questa specie come l’unica con affinità anfibia del Mare Nostrum, per esempio, dietro l’occhio presenta una serie di vasi sanguigni che permettono l’assorbimento cutaneo dell’ossigeno durante le lunghe emersioni, lo stesso occhio ha una forma molto particolare che permette al pescetto di poter vedere bene sia sopra sia sotto l’acqua. Sulla fronte è presente un’escrescenza, simile a una cresta di gallo, un’espansione triangolare con bordi posteriori frangiati. Durante le notti d’estate passa volontariamente del tempo fuori dall’acqua.

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Bavosa galletto in pochissimi centimetri di acqua

Le specie di bavosa che vivono nei primissimi metri di acqua sono molte e tutte ben adattate a resistere al forte moto ondoso e alle variazioni di marea, ad esempio la bavosa capone (Lipophrys trigloides) è un’altra specie superficiale, vive nel primo mezza metro d’acqua, ama le zone battute dalla risacca ed è molto difficile da fotografare proprio per le caratteristiche ambientali che predilige. Raggiunge le dimensioni massime di 10-13 cm, non presenta tentacoli cefalici ma un cespuglio di espansioni cutanee all’altezza delle narici, il capo è massiccio con occhi prominenti e il colore marmorizzato scuro o chiaro. Spesso si trova nei fori vuoti dei datteri di mare che sono utilizzati come nido dai maschi dove custodiscono le uova sino alla schiusa, si tratta di una specie abbastanza schiva che fugge rapidamente nel suo foro quando è sorpresa allo scoperto.

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Bavosa capone in un foro vuoto di un dattero di mare

Anche la splendida bavosa pavone (Salaria pavo) ama vivere in acqua molto bassa, tanto da spingersi anche nelle estreme pozze di marea, questa specie, che può raggiungere i 13 cm di lunghezza, è distinguibile dal caratteristico ocello cerchiato di blu dietro l’occhio. I maschi di questa specie nel periodo riproduttivo (maggio-luglio) presentano caratteristiche morfologiche sessuali secondarie evidenti come la cresta del capo, che durante la stagione riproduttiva assume una colorazione giallastra brillante. I maschi occupano piccoli fori di varia natura, dove le femmine deporranno le uova. Uno studio di un team di ricercatori portoghesi ha evidenziato che se i nidi sono abbondanti i maschi corteggiano le femmine, invece se la disponibilità di nidi adatti è limitata sono sempre le femmine a corteggiare i maschi per accedere ai nidi e riprodursi.

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Maschio di Bavosa pavone al nido

Altro blennide combattente da risacca è la bavosa crestata (Scartella cristata), lunga fra gli 8 e i 9 cm, vive nei primi 2 metri d’acqua ma è più comune nel primissimo metro. Questa bavosa punk è riconoscibile dalla cresta formata da uno strato di corti filamenti a spazzola presenti sulla nuca, il corpo presenta striature verticali irregolari almeno nella parte anteriore del corpo. La bavosa crestata presenta un’incredibile peculiarità riproduttiva, come per le altre bavose i maschi in genere scelgono un foro e aspettano che le femmine vi depongano le uova all’interno per fecondarle e accudirle, tuttavia oltre a questi maschi “parentali” ne esistono alcuni “parassiti”, questi dall’aspetto più esile simile a quello di una femmina s’introducono nei fori per fecondare furtivamente le uova già deposte e lasciare l’incarico delle cure parentali ai padroni di casa. Questa specie risulta piuttosto curiosa e si lascia avvicinare abbastanza facilmente dal fotografo e dove è presente è fra le primissime ad avvicinarsi se si gratta leggermente con un dito su di uno scoglio.

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Bavosa Crestata poco sotto la superficie

Di indole totalmente opposta, come già accennato pocanzi, è la timida Bavosa sanguigna (Parablennius sanguinolentus), Bavosa di massimo 20 cm circa che vive in acqua bassissima ed è forse la più schiva, difficile da avvicinare per fare buone foto, preferisce acque riparate e ricche di vegetazione, prevalentemente è erbivora, ma opportunisticamente non disdegna piccoli crostacei, vermi e residui organici. È una di quelle specie che resiste molto bene alle acque inquinate dei porti e può essere avvistata scrutando i muri verticali degli approdi. A una prima occhiata sembrano mancare dei tentacoli cefalici, tuttavia sono presenti, corti e ramificati a ventaglio e sono presenti delle linee scure indistinte a raggiera sotto gli occhi. La colorazione di base è brunastra, verde oliva o marrone grigiastro con abbondanti punteggiature sparse e irregolari.

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Bavosa sanguigna, ben visibili i corti tentacoli cefalici

La nostra ricerca a pelo d’acqua continua, senza mai scendere sotto il metro di profondità, fra gli scogli ricchi di vegetazione incontriamo un’altra specie, ormai molto comune, in alcune zone la più comune, la bavosa africana (Parablennius pilicornis). Questa specie entrata naturalmente dallo stretto di Gibilterra era inizialmente segnalata solo per le coste Africane del Mediterraneo, ha tuttavia esteso il suo areale verso nord probabilmente grazie al crescente aumento delle temperature delle acque più settentrionali.

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Bavosa africana in livrea standard

La riproduzione avviene in Primavera-Estate, periodo durante il quale i maschi occupano i fori nella roccia e attendono che le femmine vi depongano all’interno le uova,

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Bavosa africana maschio riproduttivo all’interno di un foro, ben visibili i tentacoli cefalici molto lunghi.

È una specie molto curiosa e in natura si avvicina con facilità. Presenta una serie di variabilità cromatiche che spesso rendono difficoltosa l’identificazione, in generale sulle guance sono presenti delle linee che formano un disegno a “nido d’ape” e dei tentacoli ramificati, spesso a 4 ramificazioni, sugli occhi. Servirebbe un intero articolo per spiegare tutte le varianti ma complessivamente possiamo trovare 4 differenti livree, una livrea così detta standard, una livrea gialla, una bianca con bande longitudinali scure e una colorazione nuziale molto scura tipica dei maschi in fase riproduttiva.

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Bavosa africana livrea gialla

Le meraviglie dei blennidi di superficie non finiscono qui, un’altra splendida rappresentate di questa famiglia è la bavosa sfinge (Aidablennius sphynx), piuttosto schiva vive in acqua bassissima, non supera i 7 cm di lunghezza. È riconoscibile dal tentacolo oculare sottile e da bande scure sul corpo bordate da blu o bianco, il colore di fondo molto variabile da grigio-beige estremamente pallido a giallastro e verdastro. Tentacoli oculari e pinna dorsale più lunghi e sviluppati nei maschi. Anche se si tratta di una specie di indole discretamente sfuggente se si ha la pazienza di attendere e di farsi accettare si può avvicinare e osare qualche scatto particolare!

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Bavosa sfinge fra le alghe Corallina elongata

Un’altra piccoletta è la Bavosa mediterranea (Parablennius incognitus), in genere non supera i 6-7 cm di lunghezza. Questo blennide vive in acque veramente poco profonde, preferisce il primo metro d’acqua, è identificabile grazie alle macchie scure presenti lungo il dorso a forma di clessidra bordate da vermicolature brillanti, questo colore risulta meno evidente nei maschi riproduttori dove queste macchie sbiadiscono. I tentacoli oculari sono in genere con 4-5 ramificazioni di cui la prima più lunga.

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in un foro coperto da spugne si ripara un esemplare di bavosa mediterranea

Bavosa cervina (Parablennius zvonimiri) di taglia in genere è compresa fra i 6 e i 7 cm, vive in genere fra 1 e 5 metri di profondità. La caratteristica che balza subito all’occhio è la serie di punti bianchi, da 6 a 8, ben visibili sul dorso. I tentacoli oculari sono ramificati alla base con la diramazione anteriore più lunga, sono presenti altri piccoli tentacoli sul muso e sulla nuca. Nei maschi riproduttivi il colore diviene di un bel rosso spesso brillante mentre i tentacoli cefalici si allungano.

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Un maschio di bavosa cervina protegge le uova in una piccolissima ostrica in pochi centimetri d’acqua

Sempre poco sotto la superficie possiamo imbatterci in alcuni piccoli esemplari di varie specie abbastanza comuni appartenenti al genere Microlipophrys, sono fra le bavose più piccole dei nostri mari.

La bavosa gote gialle (Microlipophrys canevae), misura fra i 6 e i 7 cm, è un’altra specie superficiale, comune nel primo metro d’acqua. La testa è senza tentacoli la colorazione classica è beige giallastra con numerosi puntini più scuri verso il capo che si fondono in strisce verso la coda. I maschi riproduttori presentano una maschera facciale con guance gialle, alla quale è dovuto il nome vernacolare. Sembra che se spaventati questi piccoli blennidi cambino rapidamente colore diventando nerastri, pur non avendo visto la mutazione del colore posso confermare di aver fotografato esemplari particolarmente scuri.

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Maschio di bavosa gote gialle a difesa del nido

Parente strettissima di quest’ultima è la Bavosa dalmatina (Microlipophrys dalmatinus) di dimensioni medie fra i 3 e i 4 cm, riconoscibile dalle congeneri per la colorazione caratteristica bicolore sopra-sotto con 8-11 fasce verticali brunastre. Di carattere schivo non è facilmente avvicinabile.

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Bavosa dalmatina

Tutte queste specie sono discretamente comuni, localmente anche molto comuni, ma fra le rarità delle bavose mediterranee troviamo la bavosa cornuta maggiore (Hypleurochilus bananensis). Si tratta di una bavosa estremamente rara in mediterraneo, generalmente localizzata in alcuni spot lungo le coste del nostro paese, viene considerata una specie dell’Atlantico orientale africano, oltre che in Algeria e in Israele, in Italia è segnalata in alcuni punti nei pressi di Napoli, del Golfo di Palermo e di Taranto. Gli ambienti preferiti sono lagune costiere e zone portuali sempre a bassa profondità.

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due esemplari di bavosa cornuta maggiore fotografati in provincia di Napoli

Ci sono poi molte altre specie di cui potremmo parlare anche molto a lungo, se l’argomento vi ha appassionato e volete approfondire la tematica inerente ai blennidi potete far riferimento a vari testi, sicuramente uno dei migliori è “Blennidi delle acque italiane” del Dottor Francesco Tiralongo, si tratta di un testo fondamentale per chi vuole conoscere al meglio questa splendida famiglia di curiosi e simpatici pesci.

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