Il pesce serpente

Ero un bambino quando per la prima volta vidi con il lentino magnificatore, sul visore luminoso artigianale,  una diapositiva 6×6 di uno strano pesce dai denti aguzzi spuntare dal fango. La foto era stata scattata da mio padre Enrico durante un’immersione notturna alla Marina Grande di Sorrento. L’immagine ritraeva un pesce stranissimo con un occhio dalla pupilla ellittica, infossato nel fango,  che spalancava la bocca in modo aggressivo per difendersi dall’intrusione. Mio padre si mise subito in moto per identificarlo e, cercando sui volumi del Prof. Bini, riuscì ad individuare la specie: il “serpente o vipera di mare”. Iniziò così ad approfondire gli studi e le ricerche bibliografiche presso la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli e ad intervistare gli amici pescatori del borgo marinaro che confermarono alcune catture di esemplari con i palangresi di fondo. Quella foto che ritraeva l’occhio del “serpente” fu importante perché mostrò agli studiosi la contrattilità della pupilla che invece, negli esemplari pescati e morti, era di tipo circolare. Sebbene non frequenti, per anni si sono susseguiti gli incontri notturni a Marina Grande di Sorrento, ma anche diurni alla Cala di Mitigliano e alla Baia di Puolo. Così anche a me, è capitato di fotografarlo con la mia Nikonos III e successivamente con la Nikon F100.

Il serpente di mare o pesce serpente (Ophisurus serpens Linnaeus, 1758) è un pesce anguilliforme della famiglia Ophichthidae. Ha corpo cilindrico molto allungato con testa conica, muso allungato ed affilato e mascelle lunghe e sottili. 
Le aperture branchiali si aprono subito prima delle pettorali. L’occhio è circolare con pupilla tonda ed è ricoperto da una membrana. La narice anteriore è distante dall’estremità del muso. 
Quella posteriore, si apre sul labbro superiore ed è ricoperta da un lembo cutaneo. 
La bocca è molto ampia, 
la mascella è lievemente prominente sulla mandibola ed ha due grandi denti acuminati seguiti da altri più piccoli, conici, acuti e disposti in due serie. La mandibola ha una sola fila di denti simili a quelli mascellari. Anche sul vomere vi sono grandi denti a pugnale, seguiti da altri più piccoli.
 Presenta pori sul capo e sulla sulla mandibola, altri pori sono evidenti e neri sono visibili lungo la linea laterale. 
La pelle è nuda e spessa.
 La pinna dorsale si estende uniformemente e verso la coda si solleva un poco, non circondando la pinna codale, mentre quella anale è molto più corta della dorsale. Le pettorali sono abbastanza sviluppate ed hanno 14-16 raggi. Non ha né pinne ventrali né codale. La colorazione è giallo ocra o giallo-verdastro, con dorso più scuro. Lungo i fianchi ha sfumature dorate e la zona ventrale bianco perlacea con riflessi argentati
. Sono presenti molti punti neri sul capo e lungo la linea laterale. Le pinne dorsale e anale sono marginate di nero, le pettorali sono giallastre e l’iride dorata.

Vive infossato tranne che per la testa su fondali mobili sabbiosi, fangosi o detritici oltre i 30 m e fino a 400 m di profondità, seppellendosi piuttosto rapidamente se minacciato. È una specie carnivora, piuttosto aggressiva che si nutre di pesci e di altri organismi animali bentonici che cattura prevalentemente durante la notte. Si cattura occasionalmente con palangresi di fondo e con reti a strascico, non avendo valore commerciale viene solitamente ributtato in mare. E’
 lungo da 150 a 250 centimetri, con un diametro non superiore ai 5 centimetri. Nei mari italiani è considerato erroneamente raro vista la difficoltà nella cattura.

Nel Golfo di Napoli infatti è frequente l’incontro nei mesi invernali di svariati esemplari stanziali, rinvenuti anche a quote basse, intorno ai 10 m di profondità. Posso infatti segnalare numerosi recenti avvistamenti notturni, 12 incontri documentati fotograficamente a partire dal febbraio 2013, in particolare alcuni incontri multipli di esemplari, a pochi metri di distanza tra loro, fotografati in compagnia di alcuni amici fotografi venuti a Sorrento nel mese di dicembre 2105.

L’aspetto che mi ha maggiormente sorpreso è stato osservare più volte un grosso esemplare con una escrescenza carnosa sul muso che mi ha dato conferma di una ridotta area di spostamento di questi pesci. Essi sono quindi legati ad un territorio di caccia e riparo abbastanza limitato, tale da farmelo ritrovare per ben tre volte nello stesso posto nell’arco di oltre 5 settimane. Questa osservazione rafforza così la mia convinzione, supportata da ulteriori osservazioni simili relative ad altri pesci  (rana pescatrice, cavallucci marini, bavosa ocellata, cappone ubriaco, sogliole) che la mobilità delle specie bentoniche è realmente molto limitata, più di quanto immaginassi; se indisturbati questi pesci restano a lungo nel loro habitat.

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