Il delfino rosa amazzonico: un altro “baiji”?

Testo e foto di David Salvatori – www.davidsalvatori.it

Il tragico riconoscimento dell’estinzione del delfino dello Yangtze (anche conosciuto come baiji, Lipotes Vessillifer) nel 2007 è stata una notizia importante che ha scioccato l’intero mondo naturalistico, perche’ lo status critic di uno dei mammiferi più minacciati al mondo era stata ampiamente riconosciuto, ma nonostante questa grande pubblicità non si sono mai resi disponibili fondi internazionali per fronteggiare questa catastrofe.

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Accadra’ di nuovo con i delfini del Rio delle Amazzoni?

 

Il delfino del Rio delle Amazzoni, o delfino rosa di fiume (Inia geoffrensis) è un delfino endemico dei fiume d’acqua dolce, presente nei sistemi fluviali dell’Orinoco, dell’Amazzonia e dell’Araguaia/Tocantins in Brasile, Perù, Bolivia, Ecuador, Colombia e Venezuela.

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Esso costituisce la più grande popolazione di delfini di fiume esistenti.

 

Il delfino del Rio delle Amazzoni e’ stato gia’ elencato in passato dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) tra le specie piu’ in pericolo fra i cetacei di tutto il mondo, a causa di inquinamento, pesca eccessiva, traffico fluviale eccessivo, e la perdita dell’habitat naturale.

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Nel folklore del Rio delle Amazzoni, l’elegante delfino di fiume grigio e rosa che scivola maestosamente attraverso le acque color thè del Rio delle Amazzoni diventa di notte un bel giovane che seduce le ragazze, le mette incinta, e poi torna al fiume la mattina per diventare di nuovo un delfino.

Il mito e’ servito come un comodo capro espiatorio nei casi in cui una ragazza si ritrova incinta prima del matrimonio. Ancora oggi i bambini di padri sconosciuti sono conosciuti come “i figli del delfino”.

Nella zona, le leggende narrano anche che uccidere un delfino porti molto male, ed ancora peggio sia mangiarne uno. La leggenda afferma inoltre che se una persona entra in contatto visivo con un delfino di fiume di Amazon, lui o lei avrà incubi per tutta la vita.

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Questi miti hanno evitato che le popolazioni locali uccidessero intenzionalmente questi animali, ed hanno effettivamente avuto un ruolo nella stabilità della popolazione dei delfini del Rio delle Amazzoni.

Tuttavia, anche se la loro reputazione quasi mitica nella regione amazzonica rende la loro macellazione difficile da capire, gli scienziati ritengono che 1.500 delfini vengano uccisi ogni anno, con un calo della popolazione del 7% ogni anno.

Ci sono molte cause per questo massacro: l’aumento dei livelli di contaminanti di mercurio nei pressi delle miniere d’oro, l’aumento del traffico nel Rio delle Amazzoni, dove i delfini sono facilmente feriti dalle eliche delle barche, e il rumore prodotto dai motori, che producono un fenomeno di disorientamento nei loro sistemi di navigazione.

Ma soprattutto, questi animali vengono uccisi per un incentivo finanziario: dal 2000, la carne della carcassa è stata utilizzata come esca per attirare un pesce gatto spazzino, il piracatinga (Calophysus macropterus). La crescente domanda di consumo del piracatinga ha creato un mercato per la distribuzione delle carcasse di delfini al fine di essere utilizzate come esca in queste regioni.

Dalla carne di una carcassa, i pescatori possono catturare fino a 500 chilogrammi di piracatinga, producendo con il lavoro di una notte l’analogo di un salario minimo mensile del Brasile.

Anche quando non usato come esca, i delfini competono direttamente con le attività di pesca umane per le stesse specie di pesce.

Durante il processo di cattura del pesce da commercializzare, i delfini vengono catturati nelle reti e questo provoca danni alle apparecchiature ed al pescato, così spesso i pescatori locali deliberatamente uccidono i delfini che rimangono impigliati nelle loro reti.

Le reazioni negative dei pescatori locali è da attribuire anche all’Istituto Brasiliano dell’Ambiente e delle Risorse Naturali Rinnovabili (IBAMA, agenzia federale per la protezione dell’ambiente del Brasile, un ente governativo responsabile del controllo delle politiche ambientali del paese), che vietano di uccidere il delfino di fiume, ma non compensano i pescatori per i danni causati alla loro attrezzature ed al loro pescato.

Uccidere i delfini è illegale in Brasile, e punibile con un anno e mezzo di carcere. Ma l’applicazione della legge è quasi impossibile in una area di giungla che copre i due terzi dello stato dell’ Amazzonia.

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Tuttavia, il governo brasiliano dovrebbe fare di più per proteggere questi animali, incoraggiando i pescatori ad utilizzare tecniche alternative, e la popolazione ad  acquistare solo tipologie di pesce gatto “delfino-friendly”.

Ultimamente, IBAMA ha fissato le linee guida per permettere ai visitatori di ammirare in tutta sicurezza le bellezze dell’Amazzonia, e le visite sono controllate e gestite da persone locali concessi in licenza da IBAMA. Questo assicura che il reddito sia generato direttamente per le popolazioni locali, venendo quindi  a loro volta investiti nella conservazione ed il controllo di questi habitat preziosi.

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La speranza è che la storia di Baiji, la dea dello Yangtze, non si ripeta.

Testo e foto di proprietà di David Salvatori. Vietata ogni riproduzione e uso delle immagini e dei testi.

 

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