I segreti della “piccola cupola”

TESTO E FOTO DI MIMMO ROSCIGNO

I moderni fisheye ortogonali, capaci di mettere a fuoco un soggetto praticamente a contatto con la lente frontale, accoppiati a piccoli oblò emisferici progettati su misura, hanno dato recentemente un nuovo impulso alla fotografia subacquea. Anzi, se ci riflettete, assieme all’utilizzo della fibra ottica, costituiscono, secondo la mia modesta opinione, le uniche vere novità dall’epoca delle Nikonos. Dal punto di vista creativo, il connubio obbiettivo fisheye – minidome ci da l’opportunità di produrre un nuovo tipo di immagine, che non è catalogabile e non rientra né nella macro-fotografia pura né in quella che per anni abbiamo definito “ambiente”, ma si colloca nel mezzo.

Ho pubblicato per prima questa foto di questi parassiti, due anilocre sulla pinna caudale di un tordo marvizzo, affinché fossero chiare le potenzialità di un minidome usato in maniera estrema;questa che sembra essere una foto macro è in realtà ottenuta con un supergrandangolare e una piccola cupola dedicata all'obbiettivo stesso;è stato effettuato un leggero ritaglio dell'immagine totale forse del 25% ed i soggetti ripresi di lunghezza 3 o 4 centimetri circa, erano praticamente a contatto del cristallo dell'oblò.

Ho pubblicato per prima questa foto di questi parassiti, due anilocre sulla pinna caudale di un tordo marvizzo, affinché fossero chiare le potenzialità di un minidome usato in maniera estrema;questa che sembra essere una foto macro è in realtà ottenuta con un supergrandangolare e una piccola cupola dedicata all’obbiettivo stesso;è stato effettuato un leggero ritaglio dell’immagine totale forse del 25% ed i soggetti ripresi di lunghezza 3 o 4 centimetri circa, erano praticamente a contatto del cristallo dell’oblò.

Devo confessare che questo nuovo tipo di tecnica mi ha molto affascinato tanto è vero che ho abbandonato per quasi due anni la fotografia macro tradizionale di cui sono ancora oggi un grande appassionato, per dedicarmici esclusivamente; in questi ultimi anni ho dovuto rispondere molte volte ad appassionati fotosub (di persona e sui social network) che mi chiedevano consigli o presunti trucchetti per impadronirsi al meglio possibile dell’utilizzo del minidome, e quindi chiarisco subito che per arrivare a risultati che siano degni di nota è imperativo purtroppo essere dotati di un insieme obbiettivo-oblò progettato al meglio possibile in modo dedicato, con un “optimum” che consiste in un piccolo oblò espressamente dedicato ad un solo obbiettivo.

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In questo senso, volendo essere più precisi, è molto importante specificare che all’interno dell’oblò deve esserci la minor distanza possibile tra lente frontale dell’ottica e  parte e la parte interna del piccolo dome; questo perché altrimenti non riusciremmo ad arrivare, neanche mettendo il soggetto quasi a contatto del cristallo del dome, a quei rapporti di ingrandimento che fanno delle immagini ottenute con questa tecnica, quelle che io chiamo delle vere e proprie “macro-ambientate”, utilizzando una definizione che sembra essere una contraddizione in termini.

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Tecnicamente , come è intuibile, la difficoltà è rappresentata dal doversi avvicinare moltissimo al soggetto, poiché una immagine che ritrae quest’ultimo da una distanza maggiore, di fatto non è diversa da quella che possiamo tranquillamente ottenere con un oblò dal diametro maggiore; si pone quindi successivamente la sfida più importante che è quella dell’illuminazione, poiché i flash vanno utilizzati  in posizione molto arretrata ma convergente perché la distanza oblò-soggetto è ridotta al minimo possibile; il pericolo è rappresentato dalla possibilità che le immagini soffrano di una sorta di controluce e di cadute di illuminazione al centro, tanto più se i soggetti sono piccoli poiché ovviamente devono essere fotografati da una distanza minore; anche l‘utilizzo di un terzo flash posto sopra, in asse con l’obbiettivo, non ha dato risultati soddisfacenti, anche perché la luce diretta del terzo flash tende ad evidenziare in maniera abnorme la sospensione sempre presente nell’elemento liquido.

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La fotografia macro\ambientata con l’ausilio del minidome è diventata ultimamente di gran moda; fioriscono workshop e corsi specifici che promettono di svelare tutti i  cosiddetti “Segreti della piccola cupola”; con mia sorpresa alcuni vengono tenuti da fotografi che non hanno , secondo la mia modesta opinione, mai prodotto una immagine macro\ambientata degna di nota; lo affermo per onestà intellettuale e precisando di non voler fare né polemica né proselitismo spicciolo…

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Il mio modesto consiglio, se ci si vuole impadronire di questo bellissimo mezzo creativo, è  esercitarsi e dedicare ad esso quante più immersioni possibile, cercando in maniera certosina, la miglior posizione dei flash rispetto alla natura e alla dimensione del soggetto; vedrete che i risultati non tarderanno ad arrivare; verrete cosi affascinati dalle forme esasperate della prospettiva; soggetti che avrete fotografato mille volte si muoveranno in un paesaggio lunare, dall’orizzonte ricurvo, mostrandoci il loro lato alieno; le distorsioni prospettiche cilindriche, quasi caricaturali, romperanno definitivamente le transenne tradizionali della fotografia naturalistica subacquea, intesa come mero esercizio di ritratto di forme animali, e come spesso avviene, esclusivamente con le caricature ben riuscite, esse finiranno per evidenziare paradossalmente, gli aspetti più caratteristici della realtà.

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