HMHS Britannic & SS Burdigala Expedition 2016

 

1916-2016, due date, due transatlantici, un sommergibile, 100 anni, questi gli eventi, questo è il tempo trascorso dall’affondamento di due magnifiche navi che ormai riposano nelle acque dell’egeo al largo dell’isola di Kea per mano di un U73 tedesco e delle sue mine.

Il progetto di una spedizione internazionale DIRrebreather HMHS Britannic & SS Burdigala inizia a prendere forma nel 2013 quando Pim Van Der Horst (Trainer e teck-diver di grande esperienza ) a capo della spedizione, comincia a dialogare con le autorità Greche per ottenere i permessi necessari, contemporaneamente partono le comunicazioni con i membri che comporranno il Team della spedizione.

L’iter non è affatto semplice, oltre ai costi dei permessi, per effettuare immersioni su questi siti, l’autorità greca, obbliga il richiedente alla presenza a bordo di un funzionario del governo con annesso operatore ROV. Le variabili in gioco sono moltissime e di varia natura, a partire dalla giustificazione dello scopo, passando per le motivazioni per culminare in un risultato da condividere con le autorità.

La burocrazia e gli intoppi si susseguono e di conseguenza anche i rinvii di anno in anno; 2014 … 2015 … .

Arriviamo a marzo 2016, si vede uno spiraglio di luce in lontananza, dovrebbero ormai accordare i permessi, sembra che Pim abbia trovato il canale giusto, o meglio la persona giusta, si susseguono le mail di scambio informazioni per un paio di mesi.

Siamo a fine Aprile, ci siamo, dovrebbe arrivare il permesso da un momento all’altro per dare inizio alla spedizione a giugno …… ma …….. c’e sempre di mezzo la variabile Greca ……………. Nulla ancora, bisogna aspettare!

Questa volta c’è un pò di delusione, ma Pim non si dà per vinto, comunica al Team che con ottime probabilità la spedizione ci sarà e partirà a fine settembre. Ora la sicurezza sull’inizio della spedizione è palpabile anche nelle comunicazioni.

Si comincia a definire il Team, a questo tipo di spedizioni si partecipa per invito, si pianifica l’organizzazione, la logistica, voli e traghetti, pacchi da spedire, attrezzature etc.. mentre per le procedure di immersione e gas, vengono adottate quelle standardizzate da DirRebreather. Ogni Diver è ovviamente munito del proprio rebreather, diverso magari dal resto del Team ma le procedure sono inderogabilmente stabilite e conosciute da tutto il Team. Tutti sanno esattamente cosa fare e come comportarsi.

Luglio 2016, ci siamo, i permessi sono in firma, e si conoscono le date definitive

02/10 -12/10, parte definitivamente l’organizzazione della spedizione.

Entrambi i Transatlantici (HMHS Britannic e SS Burdigala) sono affondati in acque Greche lungo la costa dell’isola di KEA (cicladi), frequentata nel periodo estivo da turisti e navigatori ma meno visitata nel periodo accordato per la spedizione.

Questo significa che la spedizione si svolgerà in un periodo non di grande affluenza e di conseguenza il primo problema che emerge per tutti è come arrivare sull’isola facendo coincidere, arrivo ad Athene e traghetti per Kea, purtroppo non sono frequenti e occasionalmente annullati.

Dovendo far partire la spedizione il 2/10, significa che bisogna essere a Kea il 30/09 o al massimo il 01/10 per sistemare tutte le attrezzature, preparare i reb, preparare la stazione di ricarica, caricare a chi necessita i gas, e fare un breefing generale.    Eccoci ci siamo, arriva anche la conferma che nel periodo in cui si svolgerà la spedizione precisamente il 1/10, sull’isola di Kea, si svolgerà una conferenza in onore dei 100 anni dall’affondamento dei due transatlantici (1916-2016 ).

E’ quindi un’occasione unica ed irripetibile, durante la quale ci saranno interventi di esperti navali, storici, divers, su argomentazioni legate ai 2 transatlantici oltre che un piacevole incontro con molti amici. Ovviamente ci viene chiesto se c’era la volontà di partecipare alla conferenza, visti i posti limitati, e tutti confermiamo la nostra disponibilità. Era chiaro da subito che una conferenza come questa sarebbe stato un evento irripetibile, un’occasione imperdibile che casualmente sarebbe capitato proprio nei 2 giorni precedenti l’inizio della spedizione.

Intanto Iniziano ad arrivare i Link di varie agenzie locali che permettevano la prenotazione della tratta Lavrio-Kea (Lavrio è la località da cui partono i traghetti per le isole Cicladi). Ottenuti gli orari definitivi delle partenze, ogni uno organizza il proprio viaggio per arrivare a Lavrio. Finalmente arrivava il permesso definitivo per svolgere le immersioni nel periodo 02/10-17/10, i permessi avranno termine il 17/10, questo perché le condizioni meteo di Kea sono molto variabili ed imprevedibili ed in 10 giorni pianificati, si potrebbe anche non riuscire a fare un singolo tuffo, di conseguenza, prolungare il periodo per chi volesse fino al 17, potrebbe aumentare le possibilità di successo. Quindi biglietti di ritorno aperti …… . Inutile dire che i permessi arrivano in greco stretto, e di conseguenza sorge la necessità di decifrare quello che è possibile fare e quello che è vietato.

Arriva anche la conferma definitiva sull’impossibilità, paventata inizialmente, di utilizzare la nave Fourcault come base appoggio per l’intera spedizione, purtroppo non riesce ad essere a Kea prima del 7/10, e di conseguenza l’organizzazione viene dirottata occupando per l’intera spedizione, un diving il Keadivers, con un ottima organizzazione, spazi adeguati e soprattutto un’ imbarcazione in grado di ospitare fino a 16 Teck-divers.

Il Team ha una composizione internazionale 9 Nazioni differenti (Belgio, Italia, Portogallo, Malta, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Francia, Olanda) di conseguenza a parte il sottoscritto, e un amico italiano (Marco Valenti), abbiamo la possibilità di raggiungere Kea imbarcando l’auto, gli altri partecipanti voleranno su Atene, per poi noleggiare una vettura e raggiungere Kea.

Vista la tipologia di immersioni che verranno effettuate (tuffi ta i 75 e i 120m) in condizioni non semplici, ogni Diver ha necessità di attrezzature specifiche, oltre al proprio Rebreather CCR.

Tutto questo necessita di una spedizione con corriere inviando tutto il necessario per effettuare tuffi in sicurezza e con proprie attrezzature. Gran parte dei partecipanti quindi decide di inviare pallet da 500 kg e più, qualche giorno prima dell’arrivo, direttamente al Diving al quale facciamo riferimento per l’organizzazione.

Inizi di settembre …………….., quasi tutto definito, Pim ci comunica che i Gas sono stati inviati al diving come anche la stazione decompressiva.

Parte del Team noleggia le Stage di Bail-Out direttamente ad Atene e possibilmente piene del gas stabilito.

Viene Spedito anche il Sofnolime (materiale assorbente necessario al funzionamento dei rebreathers), mentre altri come il sottoscritto, provvedono a portarlo in auto in quantità superiore al necessario in caso di bisogno.

Pim ed io ci occupiamo inoltre della stazione di ricarica con 2 Booster di grandi dimensioni, fruste, manometri, raccordi, analizzatori etc. Ogni partecipante deve comunque avere tassativamente un analizzatore personale. Una banalità come il controllo delle Mix deve essere effettuato sempre e personalmente. L’errore nella miscelazione può esserci, per una distrazione, o per un errore di calcolo. Nulla può essere quindi lasciato al caso ed ogn’uno, pur ragionando in Team deve provvedere personalmente alle proprie attrezzature.

Ci siamo, 29/09, macchina carica di tutto, il mio itinerario, partendo in auto è il seguente: partenza da Napoli alle 16:00 del 29/09 per arrivare al porto di Brindisi dopo 4 ore d’auto ed imbarcarmi sul traghetto Brindisi-Patrasso delle 21, il giorno seguente alle 14:00 sono a Patrasso, dove mi incontro con Marco Valenti anche lui in auto ma con partenza da Ancona. Giusto il tempo di salutarci all’uscita del porto e poi via diretti a Lavrio, altre 4 ore di auto su un’autostrada mozzafiato da un punto di vista paesaggistico ma un cantiere a cielo aperto con deviazioni continue. Breve sosta lungo il tragitto per fare carburante e si riparte, la voce del navigatore interrompe una stazione di musica Greca: “destinazione raggiunta” ci troviamo in un grande spiazzale senza alcuna struttura se non i box delle compagnie locali per l’imbarco verso le isole. Prendiamo i biglietti prenotati dei nostri traghetti ed aspettiamo nello spiazzale l’orario di imbarco per Kea. Dopo pochi minuti incontriamo altri componenti del Team che da Atene, con un transfert avevano raggiunto il porto, con tanto di cassa del rebreather e bagagli al seguito. Chiacchieriamo (ovviamente rigorosamente in inglese), fin quando è ora di imbarco.

Nonostante le auto siano piene, Marco non avendo Booster ha ancora un po di spazio, carichiamo anche i loro bagagli e via verso l’imbarco. Un’ora di traghetto passa veloce, è sera ore 22:00 (greche), il traghetto arriva a Kea. Il viaggio si è concluso senza intoppi, ma la fame si fa sentire. Allo sbarco, ci fermiamo 1 minuto, sguardo d’intesa, ok si và prima a cena, poi in alloggio. Unica parola greca che conosciamo è moussaka.

Cena terminata, ora il problema che si presenta è come far entrare altre 3 persone nelle auto ormai piene per raggiungere l’alloggio a 4km dal porto. Basta dire che durante la nostra permanenza sull’isola non si è mai visto un controllo ne un autorità stradale il resto lo lascio all’immaginazione.

Arriviamo ai nostri alloggi, un complesso di appartamenti immerso nel verde, molto carino. La proprietaria chiama i nominativi.

Il sottoscritto e Mark Powell, sono in casa insieme. Non ho neanche la forza di fare una doccia, entriamo, scegliamo le camere e ci diamo appuntamento per l’indomani mattina. Giornata di conferenza e di preparazione attrezzature.

Ore 7:30 dell’1/10, prendiamo le 2 auto ancora cariche e raggiungiamo il Diving. Incontriamo il resto del Team, facciamo colazione e poi ci viene detto che la conferenza inizia alle alle 8:30, quindi dobbiamo organizzarci rapidamente per arrivare ad un orario accettabile. Abbiamo ancora le macchine cariche la temperatura esterna è sui 28 gradi °C  e il sole è splendente.

Tutti sulle auto e via alla conferenza, ovviamente senza sapere dove sia, l’unica informazione che abbiamo è: seguite le strada principale, prima o poi troverete delle bandiere che segnalano la location, parcheggiate ed entrate. Ci siamo, ecco le bandiere!

Da buon italiano entro dall’uscita, il parcheggio è pieno ma è il caso di dirlo, m’invento un posto auto, fermo l’auto, vado sul retro e apro il portellone posteriore facendo uscire Pedro e Mark (inglese e portoghese) incastrati sulle attrezzature che increduli mi guardano come se avessi commesso un reato chi sa di che entità. Entriamo, ci presentiamo e controllano la nostra prenotazione, paghiamo il dovuto e ci viene dato un Pass nominativo e delle cuffie per la traduzione degli interventi dal greco all’inglese. Ci accomodiamo, gli interventi dei relatori che trattano argomenti inerenti alla storia dei due transatlantici (Britannic e Burdigala) si susseguono.

Molto interessanti le esposizioni storiche correlate da Fotografie dell’epoca e documenti originali delle navi, notizie storiche di cui non ero a conoscenza, dati tecnici, aneddoti, insomma tutto quello che è possibile conoscere su questi due splendidi e sfortunati relitti era in quella sala.

Chirnside Mark: UK, autore di molti libri sulle navi perdute, tra cui Britannic. Esponendo dati tecnici di progettazione e costruzione delle 3 navi di classe Olimpia.

Galon Dimitri: Greco, subacqueo tecnico che per primo ha guidato la prima spedizione nel 2008 sul relitto del SS Burdigala.

Richie Kohler: Subacqueo tecnico statunitense di fama mondiale autore di numerosi libri tra cui (Mystery of the Last Olympian) e documentari, che espone la storia della subacquea tecnica sul Britannic.

Michailakis Michail: Greco, Storico e ricercatore su tutto quello che concerne il Britannic. Analizzando il ruolo che quest’ultimo ha avuto durante la prima guerra mondiale, navigando per il mediterraneo. Questi tra i più interessanti.

Tra i relatori era anche presente colui che detiene il titolo di proprietà del relitto Britannic Simon Mills, ed in ultimo non certo per importanza, la relazione congiunta di Leigh Bishop & Richie Kohler entrambi subacquei tecnici di grande esperienza con già alle spalle altre spedizioni sul Britannic, che sono stati in grado di sdrammatizzare un po’ il clima che si era venuto a creare dopo l’esposizione toccante della lettera, da parte di Leigh Bishop, A TRIBUTE TO CARL SPENCER FROM HIS WIFE, SON AND DAUGHTER.

Chi conosce la storia di questo incredibile ed entusiasta esploratore (Carl Spencer), sà che la sua perdita, proprio durante una spedizione sul Britannic del 2009 è una perdita per l’intera collettività. La sala durante la lettura si è letteralmente ammutolita e Bishop ha esposto la lettera pur essendo molto coinvolto emotivamente, con una professionalità e un coraggio disarmante. Perché l’esplorazione come avrebbe voluto Carl, deve continuare. Tra un intervento e l’altro, si susseguono le pause caffè ……………………….

 

………………….. fino al pomeriggio, quando ormai in conclusione, ci viene comunicato che il giorno 2/10 possiamo, volendo, effettuare dalle 15:00 un’immersione sul SS Burdigala. Un attimo per organizzarci e decidiamo all’unisono che sarebbe stato troppo complicato fare un tuffo il giorno seguente nel pomeriggio, sapendo che il giorno successivo 3/10 avevamo meteo favorevole e la possibilità di cominciare la nostra spedizione direttamente sul Britannic. Quindi ne approfittiamo per fare conversazione con Leigh Bishop e Richie Kohler, che ci danno qualche indicazione utile sui relitti che di li a breve andremo a visitare. In verità l’argomento principe erano le condizioni meteo, vale a dire che, non è affatto semplice non solo fare immersione per le condizioni del mare, ma anche e soprattutto per le condizione della corrente, che spesso è insostenibile.

 

A fine conferenza Leigh Bishopci dice che se vogliamo sul suo Mac, c’è un filmato dell’intero relitto in alta definizione, realizzato con una telecamera montata sullo scooter facendo un intera panoramica delle strutture esterne. Cerchiamo un posto nella sala ormai vuota e guardiamo il filmato. Un giro completo del Britannic in scooter senza soste, circa 40 minuti. Le dimensioni sono mastodontiche e le distanze da percorrere per raggiungere la prua e la poppa della nave partendo dal centro sono considerevoli.

 

Filmato terminato, siamo ansiosi di andare a constatare di persona quello che il video ci ha mostrato, ringraziamo Leigh il quale prima di andar via come già ci era stato anticipato in conversazioni precedenti, ci ricorda che saremmo stati fortunati se in 10gg fossimo riusciti a scendere sul relitto del HMHS Britannic una o massimo 2 volte, ma un nostro sorriso, trasforma un affermazione in una battuta.

 

Ci incamminiamo verso le auto, quando ci viene ricordato che, in serata ci sarebbe stata la cena di gala! Siamo su un isoletta greca, in periodo estivo dove la gente cammina per strada in pantaloncini e t-shirt tutto il giorno e noi in valigia non abbiamo nulla di adatto ad una cena per quanto semi-formale ………. Ma abbiamo di certo un Jeans, una t-shirt da passeggio la si può recuperare ………

 

Prendiamo le auto e passiamo al diving per scaricare le attrezzature che da 3 giorni ormai ci facevano compagnia. Come in precedenza, Pedro e Mark, per uscire dall’auto piena di attrezzature dovevano aspettare me che li facessi uscire dal portellone posteriore e districarli dalle attrezzatore che riempivano il cofano.

In pochi minuti scarichiamo tutto, le auto tornano ad essere utilizzate per la funzione per cui sono state create.

Tutti a casa per il cambio abito e via di nuovo per la cena. Aperitivo a bordo piscina, tavoli da cerimonia ma noi resistiamo in abbigliamento “sportivo”.

Ovunque andiamo ci viene offerto UZO, ma da bravi Divers beviamo solo acqua, il problema è il colore che inganna.

Tavolo appartato per depistare il nostro abbigliamento, si discute sul da farsi per l’indomani e sull’organizzazione. Una musica greca interrompe la conversazione ed il sindaco di Kea parte con un discorso in greco al termine del quale applaudiamo senza capirne il significato. La cena termina e noi riusciamo solo a conversare qualche minuto prima di andare alle auto.

Le previsioni dicono che il 3/10 ci saranno le condizioni per l’inizio della spedizione e la prima immersione sull’ HMHS Britannic. Ci siamo, appuntamento al diving l’indomani alle 8:30.

La sveglia suona, Mark è già pronto, ci incamminiamo all’auto. Aspettiamo qualche minuto ed arrivano anche gli altri. Qui le procedure sono ancora piu rigide, si passa prima a fare colazione poi al diving.

Giunti al Diving ci accoglie il proprietario Yannis Tzavelakos, persona eccezionale e professionista serissimo, ci spiega che in realtà tutto lo spazio è a nostra disposizione. Lo salutiamo e cominciamo la preparazione delle attrezzature.

Si prepara la stazione di ricarica, verificando raccordi, fruste manometri ……….

…. Si aprono i pallets, si controllano le Mix, si assemblano i Rebreathers, si preparano le attrezzature foto/video, gli scooter, insomma tutto viene assemblato e controllato.

Pim ci ferma, consegna le maglie per l’inizio della spedizione e si fa un rapido breefing, ormai tutti sappiamo come e cosa fare.

Dopo pranzo, si prosegue nei preparativi, nulla viene lasciato al caso e nel pomeriggio carichiamo le Stage di boilout nelle macchine e le portiamo direttamente in barca, in modo da averle disponibili per l’indomani.

Ci accoglie il capitano (Boca Lupo) con il suo equipaggio. Persone straordinarie, gente abituata a subacquei rompiscatole come noi, ma mai uno sbuffo, mai una faccia storta, solo disponibilità e tanta simpatia.

Abbiamo a disposizione un imbarcazione comoda e capiente e 2 gommoni di appoggio in caso di necessità.

E’ vero ho detto che l’equipaggio è stato sempre disponibile e sorridente, ma quando hanno visto la prima volta la quantità di Stage che abbiamo scaricato dalle auto, non c’è stato dialogo per almeno 5 minuti …………

Sistemiamo tutto secondo un ordine ben preciso, visto che i team, composti da massimo 3 Divers, scenderanno l’indomani con un ordine preciso e a distanza di un’ora l’uno dall’altro.

Terminiamo di caricare nel tardo pomeriggio e la fame si fa di nuovo sentire. Tutto pronto per l’indomani!

Prendiamo le auto e andiamo in hotel, doccia e subito a cena. Un’oretta di conversazione sull’organizzazione dell’indomani e si ritorna in Hotel per riposare.

Domani si farà immersione, il meteo lo permette, la corrente è l’incognita ma bisogna riposare ………..

Immergersi in queste acque è un sogno di molti Teck-divers, spesso non basta una vita per coronarlo.

(Il racconto continua nel prossimo articolo)

Translate »