Datteri di Mare? NO GRAZIE!

L’approssimarsi delle feste natalizie ci esorta a programmare, come da tradizione soprattutto meridionale, il cenone di Natale e di Capodanno; immancabile sulle nostre tavole lo spaghetto ai “frutti di mare”. Il mar Mediterraneo è ricco di specie di bivalvi  molluschi commestibili, la fanno da padrone le cozze (Mytilus galloprovincialis) le vongole (Venerupis decussata), i lupini (Dosinia exoleta) e le telline (Donax trunculus), ma ai più famosi e diffusi si aggiungono anche i tartufi o noce (Venus verrucosa), i fasolari (Callista chione), i cuori di laguna (Achantocardia tuberculata), i cannolicchi di rena (Solen marginatus) e …. i cannolicchi di scoglio o datteri di mare (Lithophaga lithophaga).

I datteri di mare (Lithophaga lithophaga) appartengono alla famiglia Mytilidae (come le cozze), Genere Lithophaga. Hanno la forma di un’ellisse stretta e lunga, con una delle due estremità più arrotondata dell’altra. Il colore è bruno scuro con sfumature di ruggine, ha una certa fosforescenza ma all’interno presenta un pigmento bianco-celeste tipicamente madreperlaceo. La conchiglia dei datteri di mare è composta da due valve equivalenti che, all’esterno, mostrano evidenti linee di accrescimento.

Il dattero di mare si insedia all’interno di rocce calcaree corrodendole mediante delle secrezioni acide che secerne da apposite ghiandole, in sinergia all’attrito meccanico esercitato con la conchiglia. La loro crescita è estremamente lenta, impiegano fino a 40 anni per accrescersi all’interno della roccia calcarea e raggiungere la taglia di circa 8 cm; presentano dimorfismo sessuale e si riproducono nei mesi estivi di luglio ed agosto. Le larve, trasportate dalla corrente, tendono ad aggrapparsi alle rocce per mezzo del bisso (ciuffo di fibra analogo a quello delle cozze) che, in un secondo momento, cadrà. Sono ampiamente diffusi nel mar Mediterraneo ma la loro presenza interessa solo marginalmente il litorale Adriatico occidentale.

Dattero_Tasso_Crescita

Accrescimento del dattero di mare

La raccolta di molluschi litofagi, il suo consumo, la detenzione e il commercio sono vietati dal 1988 in Italia e dal 2006 in tutta la Comunità Europea. Non certo perché è in via di estinzione, ma perché sono molluschi che vivono all’interno delle rocce scavando nel tempo dei buchi sempre più grandi per insediarsi. La pesca illegale del dattero avviene mediante l’impiego di martelli pneumatici o di altri attrezzi a percussione ad opera di subacquei in immersione con autorespiratore, lungo le coste rocciose, alle prime luci dell’alba e del tramonto, ma anche di notte per sfuggire al controllo delle autorità marittime e dei natanti che solitamente ne segnalano la presenza alla Capitaneria di Porto. Il problema quindi è che l’unico modo per pescarli è distruggere la roccia. Durante i lunghi anni in cui tale pratica era legale, per la pesca dei datteri di mare sono stati distrutti enormi tratti di costa rocciosa del Mediterraneo, con danno anche per la biodiversità.

Tale pesca di frodo, altera definitivamente l’ecosistema marino, sostituendo i popolamenti bentonici che ricoprono la roccia calcarea con nuovi popolamenti algali ed animali completamente diversi da quelli preesistenti, favorendo le specie più opportuniste a discapito di quelle più sensibili e delicate. L’equilibrio raggiunto in decenni viene alterato completamente in poche ore di pesca di datteri, generando un danno irreparabile alle pareti rocciose all’interno delle quali vive il mollusco ma anche al fondale sottostante dove si accumulano i detriti di roccia frantumata che vanno a ricoprire e soffocare altri organismi del fondo.

In verità anche la tecnica di pesca di tutti gli altri bivalvi filtratori commestibili (con draghe e reti strascicanti e utilizzo di turbosoffianti) rappresenta un disturbo importante all’ecosistema dei fondali sabbiosi, all’interno dei quali questi organismi vivono, ma la rotazione delle aree di pesca ed il fermo biologico, lasciano buone possibilità di “recupero” ai popolamenti preesistenti; il danno ambientale arrecato è quindi reversibile.

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Parete con margherite di mare (Parazoanthus axinellae) danneggiata dalle martellate dei datterai. – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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Scoglio con margherite di mare (Parazoanthus axinellae) danneggiata dalle martellate dei datterai. – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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Parete danneggiata dalle martellate dei pescatori di frodo, solo le aree più inaccessibili e scomode da martellare si sono salvate dalla distruzione. Sul fondo si accumulano i detriti che soffocano gli altri organismi bentonici – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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La parete dello Scoglio del Vervece completamente distrutta. In tale occasione, probabilmente per un “atto dimostrativo” da parte dei bracconieri, è stata violata l’intera superficie dello scoglio del Vervece, (Zona A dell’A.M.P. di Punta Campanella) dalla superficie fino alla profondità di 15 metri. – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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I detriti rocciosi ricoprono il fondo ostruendo anche le tane di tanti pesci e crostacei. – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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Particolare dei frammenti di roccia con margherite di mare ancora aperte, destinate alla morte a causa del cambiamento di localizzazione spaziale, apporto di nutrimento, idrodinamismo ed esposizione luminosa.  – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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La roccia calcarea nuda con i fori residui dopo la pesca dei datteri. – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, maggio 2012

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Detriti in decomposizione sul fondo – Scoglio del Vervece, Massa Lubrense, giugno 2012

State per andare in pescheria o al ristorante a comprare o mangiare pesce? Non mangiate il dattero di mare! Se al ristorante li doveste trovare nel menù o vi vengono proposti, sappiate che è illegale ed un’azione dannosa e irreversibile. A voi poi la responsabilità di far finta di niente o contattare la forestale al 1515.

“Il mare è di tutti, chi lo danneggia, rovina qualcosa che appartiene anche a voi”.

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