Capri Indiscreta

Testo e foto di  Enzo Troisi

L’isola di Capri, regina del turismo d’elite e del gossip, può esser guardata con occhi “indiscreti” anche dai subacquei, che sia in siti di immersioni noti che in altri sconosciuti ai più, possono scoprire aspetti diversi di una delle più belle isole del Mediterraneo.

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Parlare di Capri è difficile, perché tutti ne dicono tutto, spesso senza sapere niente. E’ il destino dei luoghi senza tempo, visitati e poco conosciuti, chiacchierati. Spesso mi chiedo quanti dei turisti che affollano la “piazzetta” conoscano il nome della splendida chiesa in cima alle scale, o vi siano entrati. In effetti quella che era  la Cattedrale di Santo Stefano continua ad essere la principale chiesa del comune di Capri, ed il suo bellissimo pavimento è stato parzialmente realizzato con dei marmi recuperati da una villa costruita dall’Imperatore Tiberio. All’interno dell’Ex Cattedrale è custodita la statua di San Costanzo, protettore dell’Isola di Capri.  Perché la statua sia lì, e non nella chiesa dedicata al Santo, è uno dei misteri dell’isola…

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Il mare dell’isola di Capri, invece, più che un mistero è una scoperta continua. Ovviamente la stragrande maggioranza dei  visitatori terrestri ignora che le pareti dell’isola sono profondissime, ed a distanza di pochi metri dalla costa già raggiungono e superano i 50 metri. Pochi sanno che sotto la superficie dei faraglioni esiste una colonia foltissima di colorate margherite di mare (parazoanthus axinellae). Si fanno file di ore per ammirarne uno sparuto ciuffo che ancora resiste in una minuscola fascia di infralitorale, nei pressi della celeberrima grotta azzurra.

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Se del mondo sottomarino di Capri si parla poco, anche nella comunità dei subacquei in genere si citano frequentemente il salto di Tiberio, la parete di Punta Carena, la Grotta Verde, gli stessi faraglioni, dimenticando che tutta l’isola è un concentrato di vita ed un’esplosione di colore. Ed allora, perché non dare qualche dritta un po’ diversa?

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PUNTA RAGNO, ad esempio, che si trova sul lato occidentale dell’isola, nei pressi della più nota Punta dell’Arcera. Ad un primo tratto che degrada dolcemente, fino ai 20 metri, segue una parete ripida, ricchissima di coralligeno. Ciò che colpisce non è tanto l’abbondanza di coralligeno e pesce di barriera (anthias), ma la presenza di crostacei, di varie dimensioni ed interesse. Fra paguri, piccoli esemplari di herbstia condyiliata, tipici degli ambienti sciafili che si rifugiano fra gli anfratti della roccia, qualche granseola (maja squinqdo) e piccole magnose (scyllarus arctus), spicca la presenza di un discreto numero di aragoste (palinurus elephas), aiutate forse dalla poca frequentazione del posto. La parete scende fino ed oltre  i 60 metri, e fra le rocce, con un po’ d’occhio ed altrettanta fantasia, ancora si scorge  un’ancora romana.

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Più che fantasia, invece, occorre attenzione per individuare la GROTTA SEGRETA L’origine del nome della è…un mistero, tanto più che appare geologicamente documentata da oltre tre secoli. Probabilmente deriva dalla circostanza che l’antro, di per sé non particolarmente ampio, non fa immediatamente pensare ad una grotta, ma ad un’ampia cigliata. Il rischio di passarci vicino senza notarla è alto, anche perché l’attenzione del subacqueo sarà subito attratta dallo spettacolo esterno: un buco nella roccia, dal quale pendono gorgonie (eunicella cavolinii) e spugne gialle (aplysina aerophoba)  a profusione, al punto da far pensare davvero ad una parete del Pacifico. Sull’esterno, poi, le gorgonie gialle sono grandi e particolarmente fotogeniche e frequenti sono anche i colorati nudibranchi. Eppure vale la pena di addentrarsi nella grotta, la cui apertura è a 46 metri, perché lo spettacolo offerto dai gamberi plesionika narval è davvero notevole. Si spera soltanto che l’abbondanza di nasse e delle reti, che frequentemente vengono lasciate in zona, non finisca con il ridurre drasticamente la comunità dei gamberi, che costituisce un’attrazione notevole, almeno per chi va sott’acqua, ed in effetti nei  giorni buoni la nube di antenne bianche su corpi rosso-azzurro è davvero fantastica. Nella baia dove si ancora la barca appoggio, per un gioco di correnti, sarà facile, particolarmente nei mesi estivi, incontrare meduse che si lasciano trasportare dalla corrente.

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Siamo nei pressi del famoso TRALICCIO , una delle immersioni universalmente riconosciute più belle del Mediterraneo e qui tocca parlarne perché chi utilizza le miscele potrebbe astrattamente permettersi un’immersione fantastica, visitando contemporaneamente la grotta ed il famoso palo del faro che negli anni ‘60 cadde in mare durante una tempesta invernale. Di questa discesa, che in pochi hanno affrontato a causa della rilevantissima profondità per l’autorespiratore ad aria – 65 metri – c’è poco da dire, se non che la limpidezza dell’acqua e la vicinanza alla parete, peraltro  a sua volta bellissima, la rendono dal punto di vista pratico meno drammatica di quanto possa sembrare, avendo i sub sempre un riferimento preciso ed un’acqua di straordinaria limpidezza. Il coralligeno trionfa dappertutto, e se la parte del leone la fanno le gorgonie rosse (paramuricea clavata), con alcuni esemplari nella variante gialla, il manufatto è un concentrato di biologia: spugne, briozoi, in particolare fantastiche sertelle (sertella septentrionalis), policheti vari… Bisognerebbe avere il coraggio, ma personalmente non l’ho mai trovato, di fare un’immersione su questo posto muniti di ottica macro: si risalirebbe, anche in quei pochi minuti di tempo di fondo che i 65 metri permettono, con un portfolio biologico di vita bentonica semplicemente spaventoso!

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Il bello è che, soffermandosi sul traliccio, la risalita in genere è “frettolosa” perché se non si scende con le miscele ma con la tradizionale aria compressa gli strumenti decompressivi  indicano inevitabilmente un bel po’ di tappe decompressive. E’ un peccato, ed infatti da un po’ di tempo il diving effettua un’immersione specifica lungo la PARETE DEL TRALICCIO.   Raggiungendo la profondità massima di 54 metri, esattamente in asse con il traliccio, si nota una enorme spugna  sarcotragus muscarum dal diametro di oltre un metro. Non volendosi spingere così giù, lo spettacolo delle gorgonie rosse enormi, gli alcionari (alcyonium coralloides) e le nubi di castagnole rosa valgono da sole…il prezzo del biglietto, e poi non bisogna trascurare che la decompressione è divertentissima: c’è un arco totalmente tappezzato di astroidi (astroides calycularis) e fra gli anfratti tante piccole murene, paguri a profusione, colorati nudibranchi e polpi spesso fuori tana.

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A Capri, poi, c’è un piccolo scoglio, noto come lo scoglio MARCELLINO, poco distante dalla grotta verde, a metà strada tra i faraglioni ed il faro di punta Carena. Si può ormeggiare facilmente  nella baia vicina e poi lasciarsi andare lungo la parete, dove sono presenti tutte e tre le gorgonie classiche del Mediterraneo: la bianca eunicella singularis, le gialle eunicelle e le rosse paramuricee. Non è certo questa l’attrazione più forte della immersione, che come purtroppo capita sempre da queste parti, riserva il meglio dopo i 45 metri: una bella spaccata passante nella roccia, tappezzata da poriferi multicolori che occupano totalmente il benthos e due massi poco distanti, posizionati sulla sabbia a 50 metri.

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Le gorgonie rosse qui sono grandi, abbondantissime e sempre contornate dallo spettacolo tipico di queste acque: migliaia di castagnole rosa di profondità (anthias). Il “corredo” è rappresentato da bellissimi scorfani (scorpaena scrofa) mimetizzati fra le gorgonie, murene che si affacciano alle loro tane, spirografi (sabella spallanzanii), e dalle tipiche stelle “cuscinetto”, (peltaster placenta), presenza delle acque più meridionali e che, per una delle tante stranezze biologiche di questo mare, è frequente a Capri, ma praticamente introvabile lungo le coste campane.  Capita poi ai più fortunati di trovare un paio di pesci luna (mola mola), in parete o nascosti dietro la parete esterna dello scoglio più lontano, probabilmente intenti a godere delle operazioni di pulizia da parte di pulitori e pronti a scappare via davanti ad intrusi, davvero troppo indiscreti per loro… Si, perché ultimamente gli avvistamenti dei pesci luna si stanno susseguendo con una certa regolarità, e sarebbe bellissimo se questi splendidi sopravvissuti di epoca preistorica, instancabili navigatori dei mari, si fermassero a godere  delle acque capresi.

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E rimanendo in tema di scoperte, tra storia e mito, se davvero quando Ulisse si fece legare all’albero della nave per ascoltare il canto delle sirene passava da queste parti, viene da chiedersi come mai Omero, non  fece sorgere al suo eroe la curiosità –  in lui connaturata –  di dare un’occhiata a quest’isola… Forse perché Ulisse si sarebbe fermato qui e l’Odissea sarebbe finita, mentre lo scrittore, proprio come noi, aveva altre avventure da raccontare…

 

CAPRI   –   NOTIZIE   UTILI

COME  ARRIVARE.  I collegamenti fra Napoli e Capri sono frequenti , particolarmente durante il periodo estivo. On line è consultabile il sito http://www.capri.net/it/orari-traghetti  che riporta tutti gli orari delle  corse.

ALLOGGIONonostante la vocazione tendenzialmente “vip”, Capri offre una notevole tipologia di alloggi diversi dal tradizionale albergo. Ostelli (www.informagiovani-italia.com/ostelli_capri_ostello.htm) , case vacanze http://www.homeaway.it/Italia/Isole-di-Capri-e-Ischia/r1227.htm) b&b vari disponibili sui tradizionali siti dedicati sono disponibili in varie parti dell’isola.

ESCURSIONISe la grotta azzurra ed i faraglioni sono le cartoline dell’isola famose in tutto il mondo, Capri offre tanto di più. La villa di Curzio Malaparte, Le ville di Tiberio, le passeggiate lungo i  tornanti che da Marina Grande conducono ad Anacapri, con viste mozzafiato su scogliere ed inebrianti profumi della macchia mediterranea, i vari musei – imperdibile Villa San Michele  – sono soltanto alcuni delle escursioni possibili sull’isola. Per gli appassionati di trekking, molto interessante è la salita sul Monte Solaro, il punto più alto dell’isola, e da qui il percorso che conduce all’Eremo di Cetrella, caro, pare, ai corallari. Per notizie dettagliate http://www.capri.net/it/i/i-musei-di-capri-2    

CURIOSITA’.  Il quarto faraglione di Capri, meno noto dei “colleghi”, è lo scoglio del Monacone. Pare che in passato qui vivessero colonie di foca monaca, che diedero il nome. Altra curiosità è la presenza, ai faraglioni della cosiddetta lucertola azzurra, ricercata da fotografi naturalisti per la sua atipica livrea.

IMMERSIONI. Sull’isola è attivo il capri mare club di Antonio Arcucci (http://www.caprimareclub.org) , profondo conoscitore dei fondali di fondali capresi. Per chi volesse godere delle splendidi pareti sommerse senza soggiornare sull’isola, partendo da Massalubrense, il punta campanella diving (www.puntacampanelladiving.com) organizza full days ed immersioni lungo tutti i punti più interessanti.      

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